Ma dove era Dio?
È la domanda che tanti dopo il terremoto nel Centro-Italia abbiamo avvertito. Con il passare del tempo, la sofferta commozione per chi nel terremoto ha perso la vita si acquieterà e torneremo a parlare di Dio con la solita disinvoltura, ripetendo quanto abbiamo imparato dal catechismo. Oppure, forse, non ci faremo nessuna domanda, perché tutto scorre più tranquillo senza risposte da dare.
Alcuni amici hanno posto la domanda a me. Quale sorriso potrei abbozzare o quale ninnananna canticchiare per far sorridere Stefano, appena 8 mesi, quando il campanile e i muri della chiesa di Accumuli con le statue dei santi sono crollate impietosamente proprio sulla casa in cui riposava tranquillo nel suo lettino, vicino a mamma Graziella e papa Andrea? Quei santi hanno fatto miracoli per poter essere canonizzati, ma poi con il loro peso hanno impunemente soppresso il respiro di Stefano e dei suoi genitori.
Amico prete, ma dove era Dio? Amico laico, come te, anch'io non so, non posso dire nulla. In disparte, insieme con te, posso solo tacere! In silenzio…
Gli aggettivi onnipotente, onnisciente, trascendente, immanente li posso evocare, inneggiare, venerare, ma poi subito la realtà me li sconfessa.
Oggi sperimento Dio come la potenzialità che è nascosta in tutto quanto esiste; quindi particolarmente nascosta nell'uomo dotato della facoltà di interiorizzare quanto accade. Come interiorizzare le calamità naturali e gli atti umani del terrore?
La tentazione del rifugio nel silenzio è sempre lì. Eppure un’energia che mi spinge a sognare ancora, sperare ancora, risorgere.
È da un caparbio convincimento che non posso far tacere dentro di me, che non riesco a seppellire sotto le macerie, il senso esistenziale di Stefano.
Non ho una ragione da addurre, perché non mi viene dalla ragione. Dio non lo vedo quando mi metto in posa per guardarlo. Ne sento l'intima presenza quando faccio di tutto per negarlo. Lo cerco davanti, e ne avverto la nascosta compagnia che mi sostiene da dietro.








