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Cari amici di Taranto, p. Stefano Coronese, pugliese doc, torna tra voi dopo 64 anni di assenza ‘alternata’! A dirvelo sono io, testimone oculare. Infatti, siamo entrati tra i saveriani, lo stesso giorno, a Poggio San Marcello  (nelle Marche) il 24 settembre 1952!

Uno dopo l’altro e uno per l’altro

Il rettore p. Achille Morazzoni ci ha accolti a braccia aperte: uno dopo l’altro. Il primo fui io. “Benvenuto tra noi!”, mi disse con la barba sventolante di gioia. Appena entrati in casa, qualcuno bussa alla porta. Achille esce di nuovo e vede un giovane con le valigie: ”Chi cerchi, giovanotto ?”. “Cerco i missionari Saveriani”. “Ma siamo noi!”, rispose  meravigliato. Gli pareva troppo accogliere, d’un sol colpo, due aquilotti in piccionaia!

“Ma tu, chi sei ?” - riprese indagando. “Mi chiamo Stefano Coronese, di Taranto”. “Ma come Coronese? - sbotta confuso p. Achille - È già arrivato e ci siamo appena salutati!”. E lì abbiamo rischiato un bisticcio d’identità e di primogenitura, non solo di lenticchie servite poi a pranzo. Il bisticcio è stato chiarito solo dopo, quando si è saputo che p. Achille attendeva Coronese, con il quale era in relazione epistolare da un anno, mentre con me solo da un mese… Ci aveva presi l’uno per l’altro! 

Da esploratore a missionario

Cos’ha spinto un giovane di belle speranze, come Stefano con i suoi 21 anni, ad aderire ai missionari? Lo racconta lui stesso.

“Nello scoutismo, dov’ero entrato ancor fanciullo, mi è piaciuto lo spirito che lo anima: la fraternità. Baden Powell, fondatore degli scout, aveva questo respiro di universalità. E io vivendo di questo spirito - di cui è ripieno il vangelo - ho deciso di essere un fratello universale. E mi son fatto missionario”.

Vai in altri continenti, conosci altri popoli, la lingua e la ricchezza della loro cultura, ne condividi la povertà e le necessità e ne cerchi assieme i possibili rimedi… Questa fraternità apre la porta alla scoperta gioiosa che il Dio creatore è anche Padre di tutti.                 

Lanciato nella sua grande avventura

Un bel giorno della sua vita, era il 1978, p. Stefano saluta la sua Taranto, la sua amata terra, le Puglie! Dal verde timido dei suoi ordinati oliveti, entra nel verde splendente e chiassoso della foresta equatoriale, tra i “primitivi” (si fa per dire!) delle isole Mentawai.

Dall’azzurro dei suoi due mari, si tuffa nell’immenso oceano Indiano. Dal calore della sua famiglia e dal brioso gruppo scout vola lontano ad ‘imparentarsi’ con il grande popolo indonesiano.

Con loro condividerà 20 anni della sua vita missionaria, diventando un po’ indonesiano anche lui, perfino nei lineamenti… Ha scritto diversi libri, anche in lingua locale. Due, in particolare, ci rivelano la sua stima e conoscenza della cultura indonesiana, a tal punto che sono consultati all’Università! Il più corposo dei due s’intitola Kebudayan Suku Mentawai (Cultura del popolo delle Mentawai).



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