L’umanità è più grande...
Per la ricorrenza di San Francesco Saverio (il 3 dicembre), patrono delle missioni e dei Saveriani, è tradizione invitare il vescovo della diocesi dove lavoriamo e fare festa con gli amici presbiteri che condividono più da vicino l’ansia della missione e l’audace progetto direbbe san Guido Maria Conforti. E l'audace progetto è far conoscere la vita di Gesù, farla amare fino a viverla direttamente e poi goderla nel cielo del Paradiso… Audace progetto è continuare l’ideale del Saverio, ovvero portare in Cina il Vangelo visto che lui era morto proprio di fronte alla Cina, nell’isola di Sancian.
Purtroppo, tanti amici e giovani presbiteri non possono essere fisicamente tra noi, perché impegnati a scuola… Tuttavia noi li sentiamo vicini e poi siamo al loro fianco nel ministero sacerdotale.
San Francesco Saverio o, come lo chiamiamo noi con affetto il Saverio, assieme a Santa Teresa del Bambin Gesù, ha avuto un cuore grande, disponibile, aperto fino ai confini ultimi della Terra, per fare del mondo, di tutti i popoli e culture una sola grande famiglia, come ripeteva spesso San Guido M. Conforti.
Il Saverio è un Santo. Sguardo rivolto verso l’Alto e verso l’Altro come per dire stai attento a quello che ti dico. Il Saverio lo immaginiamo istintivamente un Santo speciale, un camminatore per tutto l’Oriente fino alla morte. Ma non era così. Era un giovane di nobile casato, bello, intelligente, ricco e faceva le battaglie per mettersi in mostra e aumentare le sue ricchezze…Era un giovane orgoglioso e arrogante e studente in una delle migliori università dell’epoca: la Sorbona di Parigi.
All’università incontra un altro spagnolo Ignazio di Loyola e attraverso di lui incontra Gesù Cristo… “Che cosa serve all’uomo guadagnare il mondo se poi perde la vita?”. Assieme ad altri amici di università si mettono a servizio dei poveri nel mondo e decidono di chiamarsi “La compagnia di Gesù”.
Unico scopo è far conoscere Gesù. Parte per l’Oriente e parla di Gesù ai membri dell’equipaggio, ai bambini insegna il catechismo cantando. Di gioia piange vedendo l’opera del Signore.
In India incontra un giapponese che gli parla del suo Paese lontano, dove mai nessun missionario straniero si era spinto. Decide di partire e, dopo un viaggio avventuroso, “sulla giunca di un cinese” ci arriva. Poi l’ultimo sogno: la Cina e il suo popolo misterioso e isolato. Non la raggiunge, ma la vede dall’isola Sancian e lì muore, assistito solamente da un cinese che lo trasportava.
Il Saverio era un sognatore come l’audace progetto di San Guido Maria Conforti di fare del mondo una sola famiglia e come il sogno di San Daniele Comboni di salvare l’Africa con gli Africani e come il sogno del beato Giuseppe Allamano. L’attività apostolica del Saverio era intensissima, ma sempre unita alla preghiera e all’intima unione con Dio..
Monsignor Helder Camara, parlando della missione della Chiesa diceva, e anche noi missionari lo riaffermiamo, che missione è partire. Partire per rompere la crosta dell’egoismo che ci chiude nel nostro mondo occidentale e senza valori. Bisogna uscire sulle strade del mondo, uscire da Gerusalemme per andare verso Gerico dove quell’uomo è incappato nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e se ne andarono lasciandolo mezzo morto; per caso passano due personaggi un Sacerdote e un levita che lo guardano con indifferenza, non provano compassione per il malcapitato.
Papa Francesco considera l’indifferenza coma la peggior malattia che possiamo avere. La compassione, l’aver cura del creato e del fratello, regalare la gioia della fede, è la spiritualità missionaria, la spiritualità del Saverio e la spiritualità di ogni seguace di Cristo. Purtroppo, siamo troppo chiusi e ripiegati nelle nostre piccole comunità, parrocchie o diocesi, attaccati alle tradizioni e preoccupati di amministrare sacramenti. Non ci rendiamo conto che l’umanità è più grande, la nostra famiglia è grande. Il nuovo sta per arrivare e non ce ne accorgiamo.







