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Luca Torsani è sacerdote, Un nuovo saveriano romagnolo

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Dopo 4 anni dalla professione perpetua di Paolo Mantellini, missionario in Bangladesh, il divino Pastore ci regala un nuovo apostolo romagnolo. Si tratta di Luca Torsani, 35enne di Rimini. Primogenito di papà Paolino psicologo e di mamma Anna professoressa, Luca ha due fratelli Davide e Leonardo. Dopo la laurea in ingegneria, conosce i saveriani e si confida con il parroco; lascia il posto in azienda e nel 1999 entra dai saveriani di Parma per iniziare un nuovo cammino.

2008 9 Torsani1Nel 2004 sbarca a Yaoundé per i 4 anni di studi in teologia. Lo scorso 6 settembre ha ricevuto l'ordinazione sacerdotale nella cattedrale di Rimini dal vescovo mons. Lambiasi. Ora è pronto a ripartire e realizzare il sogno della sua vocazione: non più per rendere efficiente qualche motore, ma per portare... più armonia in questa nostra umanità.

Abbiamo fatto qualche domanda a p. Luca per conoscerlo meglio.

Dall'università alla missione...

Sì, poco a poco mi sono accorto che avevo anch'io una "vocazione". È stato bello scoprire che il Signore aveva un progetto su di me, ed è ancora più bello sapere che Lui ha un progetto su ciascuno di noi. Lassù qualcuno ci pensa... è una consapevolezza che apre gli orizzonti; non ci si sente più soli.

Come hai reagito?

Mi sono chiesto: Cosa posso fare per realizzarmi? Cosa ha pensato il Signore per me? Cosa posso fare io per il Signore e per gli altri?.

Dove andrai in missione?

Partirò presto per il Burundi. Non so ancora quali incarichi avrò, ma certo dovrò innanzitutto imparare la lingua locale e mettermi in ascolto della gente. I quattro anni in Camerun mi sono bastati per capire che non si può arrivare in Africa come un professorino con tutto il sapere in tasca, trascurando la storia di un popolo, i suoi valori, la sua ricchezza. E non appartengo neppure a una Ong... Lo scopo principale di un missionario non è la beneficenza o la realizzazione di grandi progetti.

Chi è per te il missionario?

Personalmente, sento un vivo desiderio di trasmettere ciò che ho scoperto: il fatto che il vangelo è veramente una "buona notizia", anche per gli africani. Il vangelo è Gesù in persona che entra nelle nostre vite. Non si tratta di trasmettere solo alcuni valori o riti. Mi sento chiamato ad aiutare gli altri a crescere nel rapporto personale con Cristo.

Il vangelo e l'Africa...

Quasi tutti gli africani credono in Dio. Ma è molto più importante sapere e sperimentare che questo Dio si è manifestato, ci è venuto incontro, ci accompagna nel corso della giornata, dando un senso nuovo alla vita. Poi, questo rapporto con Cristo dà luogo a modi diversi di essere chiesa, secondo il carattere proprio di ogni cultura. E questa varietà rende la chiesa universale ancora più bella.

E il vangelo in Italia?

L'annuncio del vangelo in Italia deve continuare. È anche vero che io stesso sono il primo ad avere bisogno di essere evangelizzato ogni mattina. Il vangelo rimane sempre una provocazione, un appello a convertirci, a cambiare il nostro modo di pensare e di desiderare... L'incontro con Cristo nella sua parola è un processo che non finisce mai.

Però...

Però credo di essere chiamato alla vita missionaria, fuori dall'Italia. L'annuncio qui non è mai mancato e in fondo credo che non manchi neanche adesso. Forse, sono la capacità di ascolto e il fatto stesso di porsi delle domande che sono divenuti più rari. È veramente una gioia per me avere la possibilità di condividere il cammino delle giovani chiese africane. Questo è un tempo propizio per l'Africa.

Dio ti benedica, caro padre Luca, e il tuo esempio non sia solo oggetto di ammirazione tra i tuoi coetanei.

Tutti preghiamo perché altri giovani rispondano generosamente alla chiamata missionaria di Cristo.



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