Lo stereotipo… quotidiano
Gentile redazione, volevo raccontare un fatto che mi ha visto protagonista mio malgrado. Sono da poco passate le 10 e ho appena finito le prime due ore di lezione: ho giusto il tempo di andare in panetteria per un trancio di pizza e anticipare il mio pranzo, visto che dovrò riprendere fino alle 14. Al mio ingresso, c’è un signore dai capelli bianchi che parla ad alta voce con la fornaia e in braccio ha un bimbo di circa due anni dal nome di un celebre eroe mitologico latino. Ma quanto è bravo questo nipotino! Il nonno non cessa di decantare le virtù del pargolo, facendo perdere tempo alla commessa e agli altri clienti che ora si stanno assembrando in negozio in attesa paziente del loro turno. Peccato che da qualche giorno il bimbo sia malaticcio e raffreddato e questo malessere non se ne vuole proprio andare, anche se, però, sta già meglio. Anzi, è davvero fortunato il piccolo eroe, perché il suo amichetto è da circa un anno che ha continue ricadute con tosse e raffreddore. Ma si sa, non per essere razzisti, ma con tutti questi immigrati, sono arrivate tante malattie e non riusciamo più ad andarcene fuori!
Il buon nonno è davvero compiaciuto nel pronunciare l’ultima frase e cerca consenso negli avventori presenti che non rispondono alla provocazione: nessuno parla e tutti tacciono. Forse abbiamo sbagliato a tacere, ma di una cosa sono certa: il virus più pericoloso per il povero nipotino è proprio quello che il nonno gli sta tramettendo con i suoi pregiudizi…. Paola, via e-mail
L’Italia è una Repubblica fondata sui nonni e non da oggi. Poi, però, il ruolo di supplenza genitoriale viene svolto con stili e modi diversi. Ed è vero che certi virus sono più tenaci di quelli stagionali. Davanti a certe espressioni e convinzioni credo che proprio il silenzio sia stata la scelta migliore. Almeno, è calato su una situazione che non aveva bisogno di commenti o reprimende. Perché alla fine come stanno veramente le cose bisogna spiegarlo al bambino, per farlo crescere con amore, ma senza paura, con il mito del nonno che lo portava in panetteria, ma mai privo di un senso di critica con chicchessia. Ecco, sì, il lavoro educativo (in particolare quello scolastico) deve guardare ai nostri figli e nipoti, prima che il mondo si ammali del tutto. Le vittime di certe espressioni e convinzioni sono proprio i più deboli, coloro che forse non hanno ancora gli strumenti per capire. Ma probabilmente potranno essere i primi un domani a dire: “Nonno, ti presento un mio amico. È un bravo medico, di origine… straniera; ha studiato con me e sarà lui a curarti la patologia di cui soffri…”.








