L’esperienza in Argentina
Terra di emigrati italiani e di missionari nuoresi, abbiamo raggiunto Salta e poi Colonia Santa Rosa da Lima in Argentina il 14 novembre. Eravamo a duemila chilometri a nord di Buenos Aires, vicino alla Bolivia. Negli anni vi hanno svolto il loro apostolato e offerto la loro vita, i padri Ignazio Trutzu (1980) e Diego Calvisi (2018), sepolti entrambi a Oran. Quest’ultimo, in particolare, ha lavorato per quasi 40 anni e, ancora in vita, il popolo gli era devoto e lo considerava un Santo proprio per la sua integrità morale e la fede che permeava la sua esistenza. Si è già formata una commissione diocesana per la causa di beatificazione. Ultimamente, hanno lavorato anche don Andrea Buttu, don Antonello Tuvone e don Totoni Cossu.
Don Totoni, oggi parroco di Bitti e Gorofai, ha dedicato 2 anni della sua vita alla cittadinanza di Colonia Santa Rosa. Negli anni 2008-2009 è stato l’artefice di un miglioramento delle condizioni di vita della cittadinanza, ha raccolto le offerte della diocesi di Nuoro per la realizzazione di un collettore fognario nel Barrio del Milagro e seguito con tenacia orgolese l’avvio e l’esecuzione dei lavori: il tutto senza l’aiuto del Comune o di enti pubblici.
Ancora oggi tutta la popolazione di quel quartiere gli è riconoscente per il miglioramento delle condizioni di vita che la sua opera ha favorito. Durante la nostra visita ci hanno festeggiato con calore e affetto. È incredibile la quantità di fotografie che tutti i singoli abitanti hanno voluto scattare per immortalare questa nostra visita.
Da qualche anno, don Totoni ha avviato un gemellaggio tra le parrocchie di Bitti e Colonia Santa Rosa. Quest’anno, però, non è partito da solo, ma con Maria Adornato e il sottoscritto, con l’intenzione di favorire una maggiore integrazione dei laici, mediante la conoscenza personale con i fedeli argentini. Lo scambio di messaggi (soprattutto tra bambini) favorirà la creazione di rapporti personali e anche tra famiglie che sicuramente garantiranno un legame concreto e duraturo nel tempo.
È nostra intenzione avviare un nuovo progetto per un altro intervento sul territorio, sempre con l’idea di dotare un altro quartiere, Barrio Buena Esperanza, di acqua e fogne e di un centro parrocchiale per favorire l’aggregazione delle persone con la formazione di gruppi sociali; un quartiere con circa 300 famiglie abbandonate da autorità e società. Abbiamo costituito un gruppo di lavoro per il progetto e per lo studio del piano di fattibilità.
La promozione umana è il primo gradino per evangelizzare la società; senza questa, non si può lavorare per migliorare un sistema di vita, tuttora ancorato ai ritmi di una terra vocata all’agricoltura. Infatti, l’arretratezza delle condizioni sociali deriva dalla mancanza quasi assoluta di prospettive di sviluppo, in un territorio caratterizzato da grandi latifondi, da estese proprietà private straniere, multinazionali che controllano la produzione e anche la lavorazione di canna da zucchero, tabacco, verdure e legumi. La giornata di un lavoratore della terra frutta 16-20 mila pesos (14-18 euro) al giorno. Ci sono notevoli quantità di piogge, umidità, con un clima che, senza un inverno freddo, favorisce le coltivazioni per tutto l’anno. Nell’Argentina, già in grave difficoltà per le recenti svalutazioni del peso, al nord c’è questa terra povera e pur dignitosa, ma rassegnata, senza alcuna autonomia economica, con il popolo tenuto in condizione di sottosviluppo sociale ed economico.







