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Leggevo e pregavo tanto, Testimonianza sul Conforti

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Ho accolto la testimonianza del signor Giuseppe e volentieri la pubblichiamo, perché crediamo che il Signore, secondo la sua santa volontà, dona la sua grazia anche per intercessione dei suoi santi e beati. (p. Angelo Berton, sx)

Il  7 dicembre 1992 ho avuto una paresi facciale sinistra. Il medico di famiglia mi ha sottoposto alle cure del caso, che non sortivano effetto. Essendo peggiorato il quadro clinico, il medico mi mandò da un neurologo che mi prescrisse altre cure. Ma anche queste non portavano miglioramenti, anzi peggioravo al punto di diagnosticare una paraparesi.

Pur cambiando terapia, andavo sempre peggiorando fino al punto di non poter camminare bene e di avere difficoltà a deglutire, perché erano interessati i nervi sensori di molte parti del corpo, con il sospetto che potessi avere problemi ai tessuti connettivi. Perciò mi fu prescritta una tac al cranio.

Ricordo di essermi ricoverato alla clinica Bernardini una sera di fine dicembre. In clinica mi ero portato un libro di mons. Guido Conforti, vescovo di Parma e fondatore dei missionari saveriani. Durante la notte ho letto il libro e ho pregato tanto, anche perché mia moglie aspettava un bambino, che è poi nato il 25 aprile 1993, giorno di san Marco. La mattina avevo già avvertito un sensibile miglioramento prima di fare la tac, dalla quale non è risultato alcun problema, tant'è che il neurologo mi disse che non solo non avevo niente, ma avevo i nervi di un giovane.

In seguito ho avuto un lungo e graduale miglioramento, al punto che all'inizio di marzo ho ripreso a lavorare. La completa guarigione l'ho avuta dopo diversi anni. In cuor mio io ho attribuito questa guarigione alla preghiera fatta a mons. Conforti perché intercedesse presso nostro Signore Gesù Cristo.

Sono rimasto sempre legato ai missionari saveriani e al loro fondatore. Quando ci fu la beatificazione del Conforti (17 marzo 1996) mi sono unito alla comunità di Lama e sono andato a Roma per ringraziare della grazia della salute recuperata.

Quando ero malato, una signora era venuta a farmi visita portandomi il libro della vita del fondatore dei saveriani. Era venuto a casa anche p. Michelangelo Pennino, che mi ha confessato trasmettendomi serenità. Questo forse potrebbe spiegare tutto.



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