Le stelle della promessa
Dal discorso di papa Francesco all’Incontro interreligioso nella piana di Ur, Iraq, sabato 6 marzo 2021.
Contemplando dopo millenni lo stesso cielo, appaiono le medesime stelle. Il cielo ci dona così un messaggio di unità. Se vogliamo custodire la fraternità, non possiamo perdere di vista il Cielo. Eleviamo lo sguardo e la preghiera al Cielo. Non bastiamo a noi stessi.
Dio è misericordioso e l’offesa più blasfema è profanare il suo nome, odiando il fratello. Ostilità, estremismo e violenza non nascono da un animo religioso: sono tradimenti della religione.
Sopra questo Paese si sono addensate le nubi oscure del terrorismo, della guerra e della violenza. Ma anche in quel momento buio sono brillate delle stelle. Penso ai giovani volontari musulmani di Mosul, che hanno aiutato a risistemare chiese e monasteri, costruendo amicizie fraterne sulle macerie dell’odio, e a cristiani e musulmani che oggi restaurano insieme moschee e chiese…
Gli occhi al cielo non distolsero, ma incoraggiarono Abramo a camminare sulla terra, a intraprendere un viaggio. Anche noi siamo chiamati a lasciare quei legami che, chiudendoci, ci impediscono di accogliere l’amore sconfinato di Dio e di vedere negli altri dei fratelli. Non ci salverà l’isolamento, la corsa agli armamenti e ad erigere muri, che anzi ci renderanno sempre più distanti e arrabbiati. Non ci salverà l’idolatria del denaro, che provoca voragini di disuguaglianza in cui l’umanità sprofonda.
La via che il Cielo indica al nostro cammino è quella della pace. Non ci sarà pace senza condivisione e accoglienza, senza una giustizia che assicuri equità e promozione per tutti, a cominciare dai più deboli. Non ci sarà pace senza popoli che tendono la mano ad altri popoli. Non ci sarà pace finché gli altri saranno un loro e non un noi. Chi ha il coraggio di guardare le stelle, chi crede in Dio, ha un solo nemico da affrontare, che sta alla porta del cuore e bussa per entrare: l’inimicizia.
Sta a noi, umanità di oggi, e credenti di ogni religione, convertire gli strumenti di odio in strumenti di pace. Sta a noi esortare i responsabili delle nazioni perché la crescente proliferazione delle armi ceda il passo alla distribuzione di cibo per tutti. Sta a noi dare voce al grido degli oppressi. Sta a noi custodire la casa comune dai nostri intenti predatori. Sta a noi ricordare al mondo che le vite di nascituri, anziani, migranti, uomini e donne di ogni colore e nazionalità sono sempre sacre! Sta a noi avere il coraggio di alzare gli occhi e guardare le stelle che vide il nostro padre Abramo, le stelle della promessa.







