Le sorprese delle missione, P. Marini ospite del convegno ''MO''
Il saveriano marchigiano p. Francesco Marini è stato uno dei relatori del convegno di "Missione Oggi" che si è svolto a Brescia e che aveva come tema la domanda provocatoria "Siamo gli ultimi cristiani?".
I miei ultimi dieci anni d'Indonesia sono stati caratterizzati da due periodi. Il primo è trascorso in una parrocchia e il secondo (quattro anni) in un centro di formazione che si distingue per l'apertura al dialogo. Ogni mese, infatti, teniamo un incontro di dialogo con esponenti delle altre religioni. È stato un periodo con due sorprese per me.
Se Dio è strumentalizzato
Nel primo periodo, tornato in missione dopo vari anni pieno di entusiasmo, ho pensato fosse il momento della semina del vangelo. Però, mi accorgevo che c'era una certa strumentalizzazione della religione, cioè la religione veniva usata per raggiungere alcuni fini, un po' sul retaggio della mentalità animista. Insomma, c'era una riduzione di Dio a strumento.
Insieme a p. Cambielli per tanti anni abbiamo profuso molti sforzi per far capire che Dio è una ricchezza senza condizioni, che non deve essere addomesticato o reso benevolo con mezzi vari. Questa ambiguità della religione mi ha messo in difficoltà, anche psicologica. Veniva la gente a portare un oggetto da benedire, a chiedere di benedire la casa o una preghiera speciale per qualcosa o qualcuno, ma non era sempre una espressione di fede, piuttosto il frutto di una mentalità mercantilistica.
Rifiutare non potevo e spiegare che non era un comportamento così corretto non era facile. Allora anch'io finivo per adeguarmi e facevo quello che mi chiedevano.
Rafforzare rapporti e solidarietà
La seconda sorpresa l'ho avuta nel dialogo. Che ci siano gruppi fondamentalisti tra i musulmani non mi sorprende, ci sono anche tra i cristiani. Ma aver trovato delle persone, delle sensibilità, delle esperienze evangeliche tra loro mi ha sorpreso. Vedere come queste esperienze si diffondono, si moltiplicano, si rafforzano e si creano legami è bello. Non è un dialogo teologico, è un'occasione per intrecciare rapporti, per rafforzare solidarietà, per rafforzare loro stessi nel rispetto con l'altro, verso la donna, contro la poligamia, nello sforzo di una nuova lettura dell'islam... Il nostro apporto è un rafforzamento di queste novità che stanno nei loro cuori, nelle loro vite.
C'è bisogno di purificazione, discernimento e accrescimento che non ha mai una fine.








