Ci voleva davvero tutto questo?
Ci voleva uno schianto. Doveva precipitare il Boeing 737 di Ethiopian Airlines il 10 marzo vicino ad Addis Abeba con 157 persone a bordo, per farci conoscere alcune eccellenze del nostro Paese. Sebastiano Tusa, siciliano, era un archeologo di fama internazionale. C’erano poi tre componenti della ong bergamasca Africa Tremila: il presidente Carlo Spini, 75 anni, originario di Sansepolcro (AR) e residente a Pistoia, sua moglie, infermiera, Gabriella Viciani, e il tesoriere della Onlus, Matteo Ravasio. Paolo Dieci, residente a Roma, era il presidente della ong Cisp e della rete Link 2007, associazione di coordinamento che raggruppa importanti ong italiane. Virginia Chimenti e Maria Pilar Buzzetti erano funzionarie del World Food Programme dell’Onu. Rosemary Mumbi, zambiana di passaporto italiano, era una cooperante Fao.
Sono persone che hanno dedicato la loro vita agli altri, che hanno studiato e ottenuto master perché credevano nell’importanza della cooperazione. Sono i missionari dei nostri giorni. In silenzio lavoravano, in silenzio se ne sono andati. Ma quella tragedia ha almeno squarciato un velo sulle loro vite preziose, nel silenzio delle autorità politiche. Nessuna conferenza stampa, nessun riconoscimento pubblico, nessuno ha postato, twittato, commentato… Per fortuna, la tanto vituperata stampa si è accorta e qualcuno ha aperto anche una sottoscrizione per sostenere il proseguimento dei progetti. I figli dei coniugi Spini hanno dichiarato: “Non erano eroi, ma persone normali che facevano una vita normale e avevano questa grande passione per l'Africa. Ora pensiamo a loro col sorriso, non riusciamo a fare diversamente perché non vorrebbero”.
Ci voleva una pallottola. Quella che, per uno scambio di persona, ha colpito Manuel Bortuzzo, grande promessa del nuoto italiano, ora costretto sulla sedia a rotelle. Senza questo episodio l’avremmo conosciuto in vasca. Oggi, invece, oltre a quell’odore di cloro che si sente sempre tatuato addosso, di lui conosciamo il coraggio, il cuore e la voglia di… rialzarsi. Un esempio per tanti di noi che ci lamentiamo per un raffreddore.
Ci voleva Greta Thunberg. La ragazza svedese che ogni venerdì saltava scuola per protestare davanti al parlamento per chiedere più attenzione ai problemi climatici. Venerdì 15 marzo gli studenti di tutto il mondo sono scesi in piazza per seguire l’esempio di Greta. Saranno ascoltati? Non c’è più tempo. Servono decisioni importanti. Intanto, possiamo iniziare noi con quelle piccole azioni quotidiane (mobilità, raccolta differenziata, ecc…) che non sono gesti fastidiosi, ma un’ipoteca sul futuro di quei ragazzi scesi in piazza.








