Le mani lavorano, il cuore prega
Quando l’arte non è solo hobby
Padre Giacomo, saveriano bergamasco, è un artista creativo e originale, tanto serio quanto allegro. Arriva con la sua valigetta, allestisce un piccolo palco, vi si nasconde dentro, maneggia i suoi burattini, prestando loro voce e movimento: piccoli e adulti restano a bocca aperta… Il suo nome d’arte è “Giopì”. Questa volta, invece, ci regala parole serie, quasi mistiche!
Se un missionario è fermato dalla malattia ed è costretto a lunghe convalescenze, può riempire il tempo dando operosità alle mani. Anche le nostre mani danno lode a Dio, guidate dal desiderio di creatività senza pretese, senza tanti canoni d’arte, ma con la passione di elaborare cose utili e piacevoli a servizio della comunità.
Sono presepi e icone che richiamano i sentimenti del sacro; oppure scenari e baracche di burattini per aiutare oratori, scuole o case per anziani a organizzare qualche spettacolo ricreativo…
L’esperienza dei “vigili”
Per fare un presepio o per costruire una baracca di burattini bisogna essere un po’ falegnami, un po’ elettricisti e un po’ scenografi. In questo campo, spinto dalla passione, sono stato autodidatta sin da piccolo. Mentre gli altri bambini giocavano, a me piaceva aiutare gli idraulici, i muratori, i pittori che lavoravano nelle case dei saveriani, dove vivo da quando avevo dieci anni.
Ho sempre pensato che qualsiasi lavoro sapesse fare un uomo, avrei potuto impararlo e farlo anch’io. In questo mi ha favorito l’esperienza dei “vigili”, istituita al liceo dal nostro padre Lorenzo Fontana.
Il progetto consisteva in questo: ogni giorno due studenti erano incaricati della sicurezza di porte e finestre: se chiudevano bene, se avevano i ganci per non sbattere, se i cardini tenevano o cigolavano, se le serrature funzionavano.
Tutte le volte che la comunità lasciava un ambiente, dovevamo controllare se le luci erano spente, se i rubinetti erano chiusi e non sgocciolavano, provvedendo a compiere le opportune riparazioni di manutenzione.
Un vero dialogo a due
Mi capita di trovare tra i libri o nei cassetti una bella stampa o una bella immagine. Subito nasce in me il desiderio di rivitalizzarla, di darle forma, volume e forza statuaria, perché sia rivalutata e riletta secondo l’intenzione dell’artista che l’ha realizzata. Mi piace fissare nell’immagine il volto caro di persone, di figure di santi, per conservarne il ricordo e l’esempio.
Io sono convinto che chiunque preghi davanti a un’immagine viva, tenendo presente l’effige di colui o di colei a cui si rivolge nella fede, pieno di speranza, possa fare un vero dialogo a due, non solo immaginario.
Una vigilia di Natale, vidi il maestro Cavazzini, nella sua squisita sensibilità di artista, commuoversi e piangere davanti a un bel presepio da me realizzato. Ricordo di non aver provato orgoglio.
Ho solo sentito il bisogno di lodare Dio e, guardando le mie mani, di ringraziarlo per l’abilità che lui mi aveva donato.
“Questo lavoro è preghiera”
Come un musicista coordina suoni e tempi e ne fa una canzone, così l’artigiano coordina mani e utensili, cervello e cose, nell’applicazione di leggi naturali. Manipolando la materia, produce l’oggetto utile e bello che ornando il creato suscita lode a Dio.
Quando regalo le mie mistiche icone, se qualcuno prova piacere nell’offrirmi un piccolo contributo, mi commuovo. Sono felice anche quando mi ringraziano e mi dicono che “sono uno stimolo per ricordarci di pregare e un’ispirazione per pensieri e comportamenti santi”.
È questo che mi spinge a continuare questo lavoro. Sento che tutto in me si mette in movimento. Così, mentre compio un lavoro manuale, metto in funzione tutte le energie e le abilità ricevute dalla sapienza del Creatore, le coordino, realizzando un oggetto utile e bello. Vivere attivo e operoso, fa nascere nel mio cuore la riconoscenza e la lode a Dio. Sento che questo lavoro è preghiera.








