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Afferma il Salmo 89,10: “Gli anni della nostra vita sono settanta, ottanta per i più robusti”, Che dire allora quando il traguardo degli 80 viene abbondantemente superato fino a raggiungere quello dei 90 anni? È segno che la fibra di quella persona è iper-robusta, e ciò per grazia del Signore, come giustamente conclude quel Salmo, che auspica: “Sia su di noi la bontà del Signore, nostro Dio” (v. 17).

Proprio questo si è felicemente avverato per p. Michele D’Erchie, che fa parte della nostra comunità saveriana di Taranto. L’11 novembre scorso ha raggiunto la veneranda età di 90 anni in ottimo stato di salute: mente lucida, voce possente, vista acuta, assenza di occhiali, buon appetito, andamento lento ma sicuro, e poi l’Eucarestia quotidiana alle 8,30 nella nostra cappella e quella domenicale in una parrocchia vicina. Cos’altro desiderare? Solo questo: in pieno accordo con quel simpatico Salmo 89, anche noi auguriamo cordialmente a p. Michele che la bontà del Signore si esprima nel favorirlo fino a fargli felicemente raggiungere (e superare, perché no?) anche l’invidiabile traguardo dei 100 anni! Non mettiamo limiti alla Provvidenza!

Ovviamente, trovandosi l’11 novembre in piena emergenza per il Covid-bis, che bandiva ogni tipo di assembramento anche in ambito familiare, p. Michele ha ricevuto una bella festa, soprattutto in seno alla nostra comunità saveriana. Comunque, il piccolo gruppo di fedeli che partecipa alla sua Celebrazione mattutina non ha mancato di fargli gli auguri, con alcuni tipici gesti di gratitudine e di affetto.
Ma, giustamente, tanti lettori si chiederanno: “Chi è p. Michele e dove ha svolto la sua missione?”. Egli è una persona poliedrica e dinamica, di cui questi pochi cenni cronologici possono dare solo una vaga idea.

Nato a Montemesola (TA) l’11 novembre 1930 e proveniente dal seminario diocesano di Taranto, entra nell’Istituto saveriano al termine dell’anno di noviziato, svolto a S. Pietro in Vincoli (RA) nel lontano 1947. Dopo l’ordinazione presbiterale nella cattedrale di Piacenza il 4 giungo 1955, p. Michele condivide il suo entusiasmo missionario con l’Africa e con l’Italia. Destinato alla regione dei Grandi Laghi, spende generosamente le sue energie prima tra Burundi e Congo (1964-1981) e poi in Camerun (1982-1992), ricoprendo, in quelle circoscrizioni, anche incarichi di responsabilità e di direzione.
Rientrato nella provincia italiana, p. Michele trascorre 8 anni (1992-2000) nella comunità di Tavernerio (CO) e altri 5 in quella di Salerno (2000-2005). Infine, il 15 novembre 2005, passa a Taranto, ove risiede ininterrottamente fino ad oggi. Le numerose parrocchie di questa antica e vasta arcidiocesi sono state arricchite dalla sua vivida attività di animazione missionaria e di predicazione incisiva.

Ma torniamo al mattino dei suoi 90 anni. “E io che pensavo di essermela scampata!”, esclama p. Michele quando, dopo la celebrazione dell’Eucarestia, sbalordito ed emozionato, viene amabilmente “dirottato” dalla cappella nel vicino refettorio. Qui, viene accolto dal fragoroso applauso dei confratelli e degli amici che avevano partecipato alla Celebrazione. Una festa di 90 anni cordiale, ma semplice e breve; in realtà mortificata dalle rigide norme imposte dal riesplodere della pandemia. Comunque, essenziale era ringraziare il Signore per l’eccezionale traguardo raggiunto quel giorno da p. Michele, e più in generale, per il dono di questo “banditore del Vangelo”, vero buon pastore delle anime, che il Signore ha ornato di tante qualità.

I suoi amici amano sottolinearne alcune: acume e saggezza, zelo e carità, forza e tenacia, altruismo e sensibilità, precisione ed essenzialità... Queste e altre ancora contraddistinguono la sua personalità, rendono avvincente la sua oratoria ed emozionante il racconto delle sue esperienze missionarie.
Per concludere questo ricordo celebrativo dei 90 anni di p. Michele, ecco l’affettuosa testimonianza di due suoi grandi amici, il primo dal lontano Burundi e l’altro da questa nostra Taranto.

“Carissimo Michele, 50 anni fa eravamo assieme a Murago. Ricordo che eri il guaritore, l'umuvyeyi, che vuole dire più madre che padre, perché facevi partorire bene... Ma in comunità eri amico e fratello. Sei stato nostro Superiore Regionale in Burundi e in Congo. Ti ricordo per l'amore che mostravi e l'incoraggiamento fraterno che mi davi, dato che venivo dalla diocesi di Trento, senza fare la “gavetta” da voi saveriani... Ricordo l'amicizia piena di gioia che avevi con p. Ernesto Tomé. Mi avevate fatto davvero amare la vita comunitaria e la famiglia saveriana. Sei una colonna portante. Non senti le voci, ma porti nel tuo cuore tanti di noi. Con affetto”. p. Modesto Todeschi

“Padre Michele è per me molto più che un semplice amico. Ho il privilegio di aver condiviso con lui molti momenti degli ultimi 15 anni: almeno una piccola parte della sua lunga e intensa vita che ho avuto la possibilità di ascoltare e conoscere grazie ai suoi racconti. Con fede ardente e traboccante in ogni gesto, con le sue omelie ricche di sapienza, trascinanti ed emozionanti, paterno ma non indulgente nelle confessioni: è una guida illuminata nella fede. Spero con tutto il cuore che un dono simile alla comunità di Taranto, e in particolare alla parrocchia dove svolge ancora il ministero, possa essere conservato ancora a lungo dalla bontà di Nostro Signore, dopo i suoi novant'anni appena compiuti. E che possa ancora illuminare per tanto tempo le vite di tutti coloro che gli sono vicini, me compreso. Auguri, p. Michele, e grazie per tutto”. Emanuele



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