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Per la comunità dei saveriani di Cagliari il progetto “Protetto-rifugiato a casa mia” è iniziato nel novembre 2016 con l’arrivo di tre giovani migranti provenienti da Mali, Guinea Conakry e Guinea Bissau. I Saveriani hanno aderito a questo progetto della Caritas Italiana e di Cagliari, in risposta all’appello di papa Francesco.

P. Pinuccio Ibba li ha seguiti direttamente, assieme all’amico Ignazio Angius, tutor di uno dei tre ragazzi accolti. I saveriani hanno messo a disposizione dei giovani migranti un appartamentino (alcune stanze separate dalla casa) e con loro si è creato un rapporto molto positivo, dal punto di vista umano. Nelle feste principali poi erano loro ospiti a pranzo. I tre ragazzi sono di fede musulmana e ciò, come spiega p. Pinuccio, è stato un arricchimento per loro e un’occasione per conoscere e superare i pregiudizi verso i cristiani. È stato anche un “guadagno” per i missionari, un modo per ricordare che la missione è in casa ed è importante rispondere con un atteggiamento di testimonianza di vita cristiana.

I giovani migranti hanno sperimentato la gratuità cristiana, anche grazie alla presenza del tutor che li accompagnava nelle loro necessità quotidiane. Non sono mancati momenti di amicizia e integrazione, come gli incontri a Sardara e a Cabras con altri giovani sardi. Inoltre, hanno potuto partecipare all’udienza di papa Francesco a Roma, lo scorso settembre, insieme ai responsabili del progetto della Caritas diocesana e ad altri migranti, accolti in diverse diocesi italiane.
Si è respirato un clima familiare, che ha consentito ai responsabili di avvicinarsi ai ragazzi, accolti con grande intimità, semplicità e umanità. Inoltre, c’è stato un dialogo continuo con gli operatori della Caritas diocesana, e ciò ha permesso lo svolgimento del progetto nel modo migliore.

L’esperienza è durata sei mesi per due ragazzi accolti, che hanno poi trovato alloggio e lavoro. Continua ancora ora per il terzo, che è stato inserito in un corso di alfabetizzazione, per poter frequentare la terza media. La volontà dei saveriani è di proseguire con questa esperienza, considerata una testimonianza importante, perché permette di mettere in atto la carità, la vicinanza e il servizio ai più deboli.



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