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La veglia dei missionari martiri, Ancona

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La veglia dei missionari martiri 2017 ha avuto come slogan “Chi ama non ha paura”. Per volontà di don Isidoro Lucconi, direttore del Centro missionario diocesano di Ancona, si è svolta nella chiesa dei saveriani di Ancona.

L’evento è stato preparato insieme al laicato saveriano e ha visto la partecipazione di Gerardo, del coro della parrocchia del Crocifisso, dei rappresentanti dei peruviani e di parrocchie come S. Maria Liberatrice, Cristo Divino Lavoratore, S. Gaspare, S. Paolo, Pietra la croce, S. Maria delle Grazie e S. Maria di Loreto.

Tutti gli operatori pastorali

In sintonia con il tempo di Quaresima, la giornata di preghiera e digiuno per i missionari martiri è nata nel 1993 per iniziativa del Movimento giovanile missionario nel giorno del martirio di mons. Oscar Arnulfo Romero. Questo vescovo di El Salvador, che sosteneva i poveri, fu ucciso il 24 marzo 1980 mentre celebrava la Messa. Nel 2016 è stato beatificato da papa Francesco.

Inizialmente, questa giornata ricordava solo i missionari uccisi per la loro fede in territori di missione, ora si è estesa a tutti gli operatori pastorali uccisi nell’ultimo anno (suore, laici missionari, volontari), che sono stati testimoni di vita donata per il vangelo, nelle opere di carità, nelle lotte pacifiche a favore dei bisognosi.

Canti, letture e filmati

Ha presieduto la veglia don Isidoro con il saluto iniziale, la preghiera, il commento al vangelo, il ringraziamento e l’invito finale. Gerardo e il coro della parrocchia del Crocifisso hanno cantato le varie melodie che hanno introdotto e intervallato le letture e le testimonianze.

Simone e Roberta del Laicato saveriano hanno guidato la veglia e proiettato i filmati. Alcuni rappresentanti delle parrocchie hanno letto il brano dell’Apocalisse e le testimonianze di persone coinvolte. Tutti i presenti hanno accompagnato i canti e le preghiere, in particolare il salmo 26, recitato da voci maschili, femminili e in modo corale.

Ventotto nomi scanditi

La prima parte della veglia è stata dedicata alla preghiera per la città di Aleppo in Siria, aderendo alla richiesta del papa di pregare per il martirio di un popolo. Il Laicato saveriano ha proiettato alcuni filmati delle distruzioni di Aleppo e ha presentato tre testimonianze di presbiteri del luogo che descrivono le rovine prodotte dalla guerra e le sofferenze di migliaia di abitanti e di bambini.

La seconda parte è iniziata con il canto “Ogni mia parola” e la lettura del vangelo di Marco in cui Gesù annuncia che ci saranno persecuzioni. Come breve commento, don Isidoro ha letto un brano di Alex Zappalà, presidente nazionale di Missio Giovani. Quindi Simone ha proiettato le figure e i nomi dei 28 operatori pastorali uccisi durante l’anno 2016 e Roberta ha fatto un breve commento su ognuno, dicendo quando e come è avvenuto il martirio. Di questi ventotto, 14 sono presbiteri, 9 suore, 1 seminarista e 4 laici. Dodici persone sono state martirizzate in America (3 in Brasile, 3 in Messico, 3 negli Stati Uniti, 1 in Venezuela, Haiti e Colombia); otto in Africa (5 in Congo, 2 in Nigeria, 1 in Sud Sudan); sette in Asia (4 in Yemen, 1 in Siria, Indonesia e Filippine); uno in Europa (Francia).

A ogni nome uno dei presenti si alzava, prendeva un piccolo lume, lo accendeva e lo riponeva davanti all’altare, formando una croce illuminata.

I martiri saveriani

La terza parte ha dato seguito alla lista dei martiri. Mentre Simone proiettava nel telone le foto dei martiri saveriani, io ho fatto un breve commento per ciascuno di loro. Due i saveriani uccisi in Cina (1901 e 1914), tre in Congo nel 1964, due in Bangladesh (1970 e 1974), due in Brasile (1976 e 1987), 2 più una missionaria laica in Burundi (1995).

Oltre a questi dodici, ricordiamo le tre saveriane assassinate in Burundi nel 2014. Anche in questo caso, per ogni martire è stato posto un lume da porre davanti all’altare, completando così la piccola croce illuminata.

La canzone di Maria Chiara e la preghiera corale hanno preceduto l’offerta per i saveriani, richiesta da d. Isidoro come frutto del digiuno. Il canto “Eccomi” ha concluso la veglia.



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