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Partiti da via Sulcis, il pomeriggio del 23 marzo, ci siamo recati a Pimentel. Qui si svolge quest’anno la veglia di preghiera, in memoria dei missionari martiri “extra urbe”. Siamo in due macchine: con noi saveriani e il personale del centro missionario della diocesi, ci sono anche p. Stefano dell’Omi e il conventuale polacco fra’ Jarek, già missionario in Perù e compagno di missione dei due giovani martiri polacchi.

Dalla bella piazza saliamo nella piccola e preziosa chiesa: un gioiello di devozione popolare e di arte, con le sue 29 statue e sei dipinti, senza contare i vari angeli e angioletti. L’altare in marmo intarsiato porta la data del 1818. Ci accoglie il giovane parroco don Mariano. Il coro sta facendo le ultime prove. Fra’ Jarek monta i pannelli che descrivono la vita dei martiri polacchi in Perù.

Due giovani polacchi martiri in Perù

Fra’ Miguel Tomaszek (31 anni) e fra’ Zbigniew Strzalkowski (33 anni) - nella foto sopra, centro e a destra - sono stati assassinati il 9 agosto 1991, colpiti alla testa dai terroristi di “Sendero luminoso”. Vivevano da due anni tra i poveri della missione di Pariacoto, nelle Ande peruviane.

Sono stati uccisi “perché ingannavano il popolo; predicano la pace e addormentano la gente con la religione, perché non vogliono la rivoluzione. Bisogna uccidere quelli che predicano la pace. La religione è un modo per dominare il popolo”. Queste le accuse contro i due giovani frati conventuali, dichiarati “beati” il 5 dicembre 2016.

“Anch’io ero con loro, ma quel giorno ero altrove”, racconta fra’ Jarek ai fedeli di Pimentel e Samatzai che gremiscono la chiesa. “Era un venerdì, dopo l’Eucarestia. La chiesa era piena di giovani catechisti. I terroristi sono entrati, hanno preso i due frati, li hanno portati in piazza e li hanno uccisi per il reato di dare cibo ai poveri e di insegnare la pace. Con loro è stato ucciso anche il sindaco della zona”.

25 nuovi martiri nel 2016

Nel 2016 altri 25 missionari e missionarie sono stati uccisi in varie nazioni del mondo: 4 in Yemen, 4 in Congo RD, 3 in Brasile, 3 in Messico, 3 negli USA, 1 in Siria, Venezuela, Haiti, Colombia, Filippine, Indonesia, Sud Sudan, Nigeria.

Oltre alla testimonianza di fra’ Jarek, la veglia si è soffermata sulla memoria delle quattro suore di Madre Teresa, tre africane e una indiana, uccise in Yemen, assieme ad altre 12 persone; curavano malati e anziani poveri, persone che “non valgono niente”. Per loro hanno dato la vita. Abbiamo inoltre riflettuto sull’eccidio di migliaia di persone ad Aleppo, in Siria, e sulla sofferenza indicibile di questo popolo a causa della continua violenza.

Tuttavia, non dobbiamo perdere la speranza in una società più umana, capace di convivere e apprezzare le diversità.

Abbiamo pregato con queste parole: “Ucciso è il Figlio di Dio. Fu ucciso in Abele, immolato in Isacco, venduto in Giuseppe, in tutti gli uccisi Egli fu ucciso, in tutti gli innocenti Egli subì ingiustizia, e divenne il Signore di tutti”.



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