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La veglia di Pentecoste a Forlì è iniziata con l’accensione del fuoco in piazza Giovanni Paolo II. Col cero pasquale si è acceso il fuoco, simbolo dello Spirito Santo. Dal fuoco sono state accese le sette candele dei doni dello Spirito Santo e le candeline dei fedeli. In Duomo i sette ceri sono stati portati in processione singolarmente all’altare con un commento di catechesi.

La Sapienza mi fa gustare le cose create da Dio per noi, i valori da vivere assieme. Il frutto della Sapienza è la contemplazione.

L’Intelletto mi aiuta a capire i disegni di Dio. Il Frutto dell’Intelletto è la profezia.

Il Consiglio mi fa scegliere i mezzi opportuni per camminare sulla strada della volontà del Padre. Il frutto del Consiglio è il discernimento spirituale.

La Fortezza mi dà la capacità di corrispondere alla chiamata di Dio, nella carità, nella verità, nella giustizia. Il frutto della Fortezza è la gioia interiore.

La Scienza mi rende capace di conoscere la verità del mistero di Dio e la visione delle creature. Il frutto della Scienza è lo stupore della fede.

La Pietà è l’amore dei figli, nella relazione di affetto e fiducia al Padre. Il frutto della Pietà è la preghiera solidale.

Il Timor di Dio mi dà la capacità di non allontanarmi dal rispetto e dall’onore del Padre. Il frutto del Timor di Dio è la coerenza.

Dopo l’omelia del vescovo mons. Lino Pizzi, c’è stata la professione di fede e la generosa dedizione ai fratelli di alcuni giovani diciottenni per testimoniare l’amore di Gesù nella società. Il vescovo ha consegnato la candela accesa alla luce del cero pasquale. “Ricevete la luce di Cristo e portatela a chiunque incontrate nel vostro cammino”.

Infine, è stato consegnato il crocefisso ai giovani che durante l’estate saranno in Albania e Tanzania per collaborare all’annuncio della fede.



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