Carcerati senza sbarre e guardie
Il capitolo 54 dell’Evangelii Gaudium dice che gli esclusi continuano ad aspettare. Quindi più che aiutare i carcerati è importante immedesimarsi con il condannato come Cristo.
Tutti sbagliamo. Riconciliamoci perché "l'uomo non è il suo errore". La fede è aderire a Cristo, superare il macigno della reazione verso il peccatore assassino.
Un modello… brasiliano
I detenuti si confessano, pregano, celebrano l’Eucaristia, leggono il vangelo, camminano assieme. Questa è la Casa della speranza, affidata all’associazione Giovanni XXIII per il recupero dei detenuti, sul modello brasiliano APAC, ideato da Mario Ottoboni, avvocato della Pastorale carceraria a San Paolo in Brasile.
Il metodo consiste nel recuperare le regole non apprese che hanno portato alla devianza; rivivere i valori cristiani e umani con momenti di preghiera e ampia libertà di scelta per la Messa; recuperare il rispetto per gli offesi; attraverso il lavoro pagare il danno e riparare per instaurare nuove relazioni nella società.
Il costo del sistema carcerario italiano è di 100 euro al giorno per cittadino. L’alternativa è il metodo APAC che richiede solo uno spazio per convivere e lavorare.
Il cambiamento di un’epoca
La diocesi di Forlì-Bertinoro ha deciso di creare la casa rieducativa della speranza per i carcerati, affidandola a esperti volontari della comunità Giovanni XXIII. Nel progetto pastorale, il parroco è di tutti e non può creare divisioni con le nuove iniziative di carità. Quindi, bisogna portare il vangelo a tutti.
Assistiamo al cambiamento di un’epoca, di una mentalità: non più la casa di perdono, ma un’iniziativa volta al recupero. Con la pastorale penale, la diocesi ha conosciuto la realtà delle Cec (Comunità educative con i carcerati), portate avanti proprio dalla comunità Papa Giovanni XXIII.
Un’opera segno nell’anno giubilare
L’Evangelii Gaudium 53 ricorda che l’economia uccide. E l’economia dello scarto con la cultura dello spreco non fa sentire il grido della terra e del povero. Le guerre di interesse sono camuffate da motivi religiosi: noi da dove partiamo? La scelta è vedere, giudicare, agire per una comunione corresponsabile. Il volersi bene è cooperare nella solidarietà.
Così, in seguito all’appello di papa Francesco, di realizzare un’opera-segno per il Giubileo della misericordia, la diocesi ha pensato di costituire una Cec, con la collaborazione della Caritas diocesana, il cappellano del carcere, la comunità Papa Giovanni XXIII, l’Unità Pastorale delle parrocchie di Barisano, Malmissole, Poggio, Roncadello e San Giorgio per realizzare l’idea di don Dario Ciani, per molti anni cappellano del carcere di Forlì.
Occasione rieducativa
All'interno della Casa della Speranza, con la forma dell’Associazione temporanea di scopo (ATS), sono ospitati carcerati, che abbiano ottenuto il via libera dal magistrato di sorveglianza per trascorrere “fuori” l’ultima fase della loro pena (dai tre a quattro anni), con percorsi controllati.
Sono esclusi i colpevoli di pedofilia o gli appartenenti ad associazioni mafiose. Quindi, sono ospitati soggetti che hanno bisogno solo di ricevere la possibilità di un’occasione rieducativa. Tutti gli abitanti del territorio hanno partecipato a dibattiti e incontri.







