La testimonianza: Ricchi di umanità e di fraternità / 1
Tutto è cominciato quando il coro, composto da persone di tutto il mondo, ha intonato un canto e tutti insieme siamo diventati "popolo di Dio che canta al suo Signore". Migliaia di famiglie nell'immenso piazzale del santuario di Guadalupe, radunate per pregare il rosario. Era sabato, e abbiamo meditato i "misteri della gioia".
La dinamica è stata interessante: un canto, l'annuncio del "mistero", la lettura del brano evangelico - perché il centro della preghiera mariana è Gesù e la sua Parola -, la testimonianza di una famiglia, la recita delle "Ave Maria".
Nelle famiglie la chiesa universale
Volta per volta, le cinque famiglie sono salite sull'immenso palco per dare pubblica testimonianza della loro fede e del modo con cui affrontano le difficoltà per praticarla nelle varie regioni del mondo. Il modo semplice e autentico con cui le famiglie hanno parlato della loro esperienza ha colpito tutti noi, facendoci sentire privilegiati per la possibilità di ascoltare e scoprire i tanti modi di vivere la fede all'interno della famiglia cattolica.
La recita della "decina" era fatta da dieci partecipanti, ogni mistero in una lingua diversa: italiano, spagnolo, francese, tedesco e inglese. Questo parlare e pregare in tante lingue ci ha aiutato a sentire l'universalità della chiesa.
Hanno dato la loro testimonianza la famiglia italiana Toffano, la famiglia Colop del Guatemala, la famiglia Simango del Malawi, la famiglia Francis del Pakistan, e dagli Stati Uniti la famiglia Loomis. È stato commovente conoscere le grandi difficoltà che alcuni devono affrontare nella vita; riescono a superarle grazie ai valori imparati dalla fede cristiana. Non posso qui raccontare tutte le testimonianze, che sono state molto arricchenti. Solo due esempi.
Dall'Africa al Nord America
La famiglia africana del Malawi ha dato una bella testimonianza di solidarietà cristiana. La figlia adolescente ha raccontato che a scuola per pranzo davano solo un po' di latte; perciò la mamma ogni giorno le dava qualcosa per mangiare. Un giorno, torna a casa pallida e debole; la mamma le chiede perché. La figlia risponde che divideva con i compagni quello che la mamma le dava per pranzo. Da quel giorno la mamma, nonostante la povertà, le dava più cibo per continuare a dividerlo con i compagni più poveri. La signora Simango ci ha insegnato un proverbio africano: "Mai il cibo è tanto poco da non poterlo condividere con chi non ne ha".
Anche la testimonianza della famiglia nordamericana è interessante. Ci ha spiegato come si possono utilizzare i mezzi della tecnologia moderna per fare del bene. Il papà è chirurgo plastico e cerca di curare le deformazioni dei bambini poveri che non hanno possibilità economiche. Il figlio maggiore studia arte cinematografica perché vuole produrre documentari per evangelizzare e per sviluppare nella gente il senso critico sulle gravi disuguaglianze sociali nel sistema sanitario statunitense.
"Più ricchi di fraternità"
Mi hanno colpito le parole di una povera donna indigena: "Vedi - mi diceva -, per il mondo far festa significa bere, drogarsi, fare sesso, cercare in tutti i modi di riempirsi la vita, per poi trovarsi vuoti la mattina dopo. Qui succede il contrario. Tutti noi domattina ci renderemo conto di tutto quello che abbiamo ricevuto, e saremo più ricchi di umanità e di fraternità".
Alla fine, sotto la pioggia, il cielo si è illuminato con i fuochi d'artificio che riflettevano negli occhi felici dei partecipanti e sul pavimento bagnato della grande spianata della basilica della Vergine di Guadalupe. La preghiera aveva riscaldato i nostri cuori e la testimonianza delle famiglie ci aveva arricchito di fraternità.








