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Il messaggio: Una scuola di fede e di preghiera / 2

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Don Mario è il direttore dell'ufficio per la famiglia nella diocesi di Senigallia (AN).

Sono partito per Città del Messico con nel cuore, nella mente e negli occhi le tante Giornate mondiali della gioventù, vissute da giovane e da sacerdote. Ma l'incontro mondiale delle famiglie è stata un'altra cosa! Meno slogan, canti, scambi di oggetti e foto ricordo; ma grande consapevolezza, contenuti, riflessioni... C'è la forza della maturità, di chi sa che è al centro della sua vita e nella pienezza delle scelte, per sé e per gli altri.

Una sensazione, però, mi pare accomuni le due esperienze: lo sguardo verso il futuro, verso un mondo da continuare a costruire. Uno sguardo carico di speranza e forza, che ha abbracciato l'oriente e l'occidente, il nord e il sud del mondo. Queste sono le mie sensazioni a caldo.

Niente di nuovo sotto il sole

Passando ai contenuti e alle riflessioni - semplificando molto - mi pare di poter sintetizzare in una frase il significato dell'incontro: "niente di nuovo sotto il sole". Non è una frase pessimista o critica. Vuole testimoniare una verità che è alla base delle riflessioni sulla famiglia e che mi ha fatto tornare alla mente una considerazione di don Renzo Bonetti (già direttore dell'ufficio famiglia della Cei): "la famiglia sta passando da realtà naturale a realtà culturale".

La famiglia è ciò che è per natura, non per scelta culturale. Allora cosa si può dire di nuovo? È come dire che l'acqua è H2O; e cosa volevi che fosse? La famiglia - l'incontro d'amore fra un uomo e una donna - porta a compimento ciò che l'uomo è, il suo essere persona in tutti gli aspetti, il suo essere-in-relazione, il suo provenire dall'amore ed essere-per-amore.

Essendo questo, la famiglia è il primo luogo di educazione per le nuove generazioni, perché non può essere altrimenti: è "insostituibile". In questo senso, sembrano ideologiche e transitorie tutte le pseudo conquiste che si stanno mercanteggiando circa la famiglia.

Alcune conseguenze pastorali

Cercando di trarre alcune conseguenze per la pastorale e la vita delle nostre comunità, mi ha colpito un fatto: molte riflessioni, pur venendo da contesti culturali così diversi, hanno puntato su due aspetti prioritari nell'aiutare le famiglie a essere ciò che sono: la spiritualità e la preparazione al matrimonio.

In una cultura che idolatra l'individuo, il materiale, il consumo, occorre ri-annunciare l'importanza della vita spirituale, che non si improvvisa ma si coltiva e si alimenta, alle fonti classiche della spiritualità cristiana: Parola di Dio e sacramenti, preghiera e devozione mariana.

Ai giovani, attraverso i momenti formativi, va ri-annunciata la bellezza dell'amore secondo Dio, la grandezza della vocazione al matrimonio, l'altezza delle vette a cui siamo chiamati come uomini e donne, per la felicità propria e altrui, per la costruzione di un mondo migliore.

L'incontro mondiale delle famiglie è stato questo e anche molto altro: la gioia dei giovani che hanno "lavorato" alla segreteria, i pasti in un clima di festa, l'incontro di vescovi e cardinali di varie latitudini, i volti dei bimbi e dei genitori di diversi colori, la veglia di preghiera serale che ci ha fatto respirare il folclore e la cultura, la fede e la devozione alla Vergine tipicamente messicana... Purtroppo le parole non riescono a esprimere bene l'esperienza di esserci stati.



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