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La portantina come ambulanza, ...tra i Bantu

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Kalimero. Come promesso alla fine del 2008, con l'inizio del nuovo anno apriamo una nuova rubrica dal titolo: "È nato Kalimero". Si tratta di brevi racconti, che aprono una piccola finestra su un angolo di Congo. Sono fatti di cronaca di "pronto soccorso ospedaliero" (soprattutto mamme in attesa di partorire), avvenuti nel lontano 1976 nella cosiddetta "piana degli elefanti", percorsa dal fiume Ruzizi che porta acqua al lago Tanganika. È un lembo di pianura, lungo 80 chilometri e largo 5, nella regione orientale del Kivu.

A Ruzizi non c'è foresta, ma savana. È abbastanza coltivata dai suoi abitanti, costituiti da almeno sei diverse tribù: batussi, pigmei, bavira, bafulero, babembe e barundi. I villaggi, disseminati ogni 2 o 3 chilometri, sono agglomerati di capanne con circa 100 - 150 persone. Gli abitanti vivono di agricoltura, pesca e caccia. Il clima è equatoriale: caldo e umido tutto l'anno. La malaria e la verminosi sono i due flagelli peggiori che colpiscono la popolazione di questa regione africana.

Il trasporto più comune dei malati verso l'ospedale è fatto a spalle, quando un malato grave ha necessità di un ricovero. Il paziente viene adagiato sulla portantina, fatta con un intreccio di liane fissate a due lunghi pali. Questo tipico servizio umanitario è molto diffuso in tutta l'Africa, soprattutto dove non esistono strade praticabili.

Quando nasce un bambino...

Tra i malati, le partorienti sono coloro che rischiano di più la propria vita. Se le donne hanno la fortuna di essere sane, il villaggio è il luogo ideale per partorire con onore e serenamente, poiché trovano aiuto e solidarietà dalle donne anziane che le assistono (gli uomini sono esclusi da tabù rigorosi!) con rituali più o meno "stregoneschi", pieni di solennità e suggestione. Ogni vita che nasce al villaggio porta un'ondata di festa per tutti gli abitanti, i quali accolgono ogni neonato al ritmo festante del tamburo.

Al contrario, quando la partoriente ha bisogno dell'intervento del medico, se resta in villaggio, spesso rischia di morire con il bambino, dopo una serie di torture imposte da metodi di stregoneria.

La stregoneria è un'arte che non pratica cure appropriate alle necessità fisiche della donna, ma si riduce a riti propiziatori, anche con sacrifici cruenti, per ottenere benevolenza dagli spiriti degli antenati in favore del bambino.

La cultura "Bantu"

La gente bantu crede che la malattia, la morte e ogni altro fatto terreno siano avvenimenti che non provengono mai da cause naturali. Al contrario, essi ritengono che ogni evento terrestre provenga dalla volontà o dal capriccio degli antenati defunti. Si potrebbe dedurre che: "Non si muove foglia, che antenato non voglia".

Anche i bambini sono ritenuti un dono gratuito degli antenati ai genitori che se lo meritano. I genitori hanno paura che uno spirito ignoto si riprenda indietro il loro bambino, facendolo ammalare o anche morire. Tutti cercano di tenere buoni gli antenati, offrendo loro sacrifici propiziatori. Gli stregoni sono uomini che presiedono al culto per onorare gli antenati con sacrifici e allontanare le malattie e la morte. La vittima più comune usata nei sacrifici è il pollo.

Quando qualcuno si ammala i bantu si mettono a guardare tra i loro antenati defunti per avere un rimedio efficace, poi corrono a cercare lo stregone e i suoi riti divinatori per ottenere aiuto e liberazione dal pericolo. Se una mamma ha difficoltà a partorire per un difetto congenito, gli stregoni cercano con semplici riti di ottenere dagli spiriti il superamento della difficoltà, peggiorando quasi sempre la situazione della paziente.



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