Il grande libro del missionario, La festa del Saverio
In questo mese, più che informarvi, vorremmo condividere con voi alcune idee che ispirano l'attività dei saveriani. Anche se in ritardo, vi raccontiamo la giornata missionaria sacerdotale del 3 dicembre, festa di san Francesco Saverio, con due vescovi, mons. Pizzi e mons. Stagni, e una sessantina di sacerdoti. Avremmo voluto che anche voi foste presenti, ma vi assicuriamo che lo siete stati nella nostra preghiera.
Inoltre, una bella notizia: da inizio anno, p. Nicola Colasuonno fa parte della comunità saveriana di S. Pietro in Vincoli. Si presenta e spiega il suo nuovo ruolo.
Gli elementi della festa sono sempre gli stessi: una nutrita riflessione, una Messa speciale e tanta cordialità a tavola. L'oggetto di condivisione con voi, cari lettori, è la riflessione del superiore dei saveriani d'Italia, p. Carlo Pozzobon.
Prima tappa: San Paolo
Padre Carlo è partito da san Paolo: non se ne può fare a meno, visto che questo è proprio l'anno "paolino"! È poi giunto al Conforti, passando per Francesco Saverio.
Di san Paolo è bastata l'auto presentazione contenuta nella sua lettera ai Filippesi (3,4-14). Afferrato e sedotto da Cristo, Paolo, incurante del passato, corre per seguirlo, cominciando con 13 anni di deserto per penetrare la sapienza di Cristo crocifisso e risorto, di cui si sente appassionato e con il dovere di predicarlo a tutte le genti.
Seconda tappa: il Saverio
San Francesco Saverio (1506-1552) è affascinato dal Crocifisso nel castello di famiglia. Un Crocifisso ridente che ispira in lui la vittoria sopra ogni male e l'amore per Dio sopra ogni cosa. In vista della carriera ecclesiastica, egli va a studiare alla Sorbona. Qui incontra sant'Ignazio di Loyola, che lo colpisce con la celebre frase: "A che ti serve la carriera se poi perdi l'anima?". Con Ignazio e gli altri "compagni", Saverio dà origine alla Compagnia di Gesù. Fa il pellegrino per l'Italia, diventa sacerdote a Venezia e celebra la prima Messa a Vicenza tra i malati di Sant'Orsola.
Per obbedienza, nel 1541 parte per Goa, inviato dal Papa. Già sulla nave trasforma in ospedale la sua stanzetta. Suoi strumenti di apostolato sono un campanello, il Crocifisso, il libro di preghiere e catechismo. Saverio ha percorso in 12 anni 100mila chilometri, raggiungendo Goa, l'India, Sri Lanka, le Molucche e il Giappone, fino alla morte nel 1552 sulla soglia della Cina.
Terza tappa: il beato Conforti
Anche il Conforti è stato ispirato dal Crocifisso fin da quando, alunno delle elementari, lo incontrava nella chiesa accanto alla scuola: "Mi guardava e pareva che mi dicesse tante cose". Se lo portò in episcopio per trarne coraggio e forza per affrontare le faticose imprese, insegnamenti da trasmettere ai suoi missionari.
Il Crocifisso è il grande libro che racchiude tutti gli insegnamenti del vangelo, parla con l'eloquenza del sangue, è maestro di tutte le virtù. La sua "lettera testamento" prende ispirazione dal Crocifisso: l'amore ricevuto va trasmesso. Per questo il motto della sua "piccola e umile famiglia" è "Caritas Christi urget nos - la carità di Cristo ci spinge".
Nell'omelia della Messa concelebrata, non sono mancati spunti per spingere verso la missione i sacerdoti e gli stessi missionari: dalla profezia di Isaia, "tutti i confini della terra vedranno la salvezza di Dio" e dal comando di Gesù, "andate in tutto il mondo e predicate il vangelo", all'ammonimento di san Paolo, "guai a me se non predicassi il vangelo".








