La politica del Vangelo
P. Gianni Abeni sta concludendo il suo periodo a Brescia dopo il periodico checkup che l’ha trattenuto qualche settimana in più. Durante l’incontro con i volontari dei Saveriani, così si era raccontato.
Sono contento di tornare in Camerun, anche alla mia età. Perciò credo che quando il Signore ci chiama, bisogna andare.
Sono quasi 50 anni di Africa. Ho ricordi bellissimi, come anche brutti (l’espulsione insieme ai miei confratelli dal Burundi per esempio). Ma quando si è nelle difficoltà, si vedono solo i problemi. Poi, leggendo in trasparenza, si nota che il Signore spesso fa meraviglie. Infatti, in seguito sono stato il pioniere della missione con un altro Saveriano di origine bresciana p. Franceschetti (nipote di mons. Franceschetti), ad iniziare la missione in Camerun-Ciad. Abbiamo iniziato con niente, non avevamo nemmeno la casa dove andare. Solo una baracca, poi le suore ci hanno ospitato nel dispensario, ma senza l’acqua.
Abbiamo iniziato la missione a Douala, dove è arrivato anche p. Francesco Zampese. Da lì mi sono spostato in Ciad, rimanendo 20 anni. Anche lì eravamo senza strutture. Ma portare il Vangelo era una gioia. Undici anni nella missione di Djouman, i più belli della mia vita, ad annunciare la Parola di Dio. Il Ciad era un Paese dilaniato da conflitti. Ndjamena era una città quasi fantasma. Abbiamo applicato il metodo dell’oralità perché la gente non sapeva né leggere né scrivere. I catechisti ci consigliavano di ripetere alle persone la Parola di Dio, in modo che poi la imparassero a memoria.
Il mio parroco della Noce di allora, don Mario Neva, era venuto a trovarmi. Siamo andati in una comunità a celebrare la Messa e per proclamare il Vangelo si alza una giovane mamma che era una catecumena. Aveva un bambino piccolo che ha iniziato a piangere; lei con molta naturalezza l’ha allattato lì davanti a tutti e poi s’è messa a proclamare il Vangelo di Luca (Figliol Prodigo) a memoria. Una scena che ha commosso don Mario fino alle lacrime. Era l’esempio chiaro che quando il Vangelo entra nei cuori trasforma la vita, dà speranza e le relazioni sono diverse.
Una signora anziana voleva essere battezzata. Era rimasta senza i suoi tre figli morti in situazioni di guerriglia. Ci ha detto: “Da quando ho sentito la Parola di Dio, il mio cuore ha trovato tanta gioia…”. E ha proclamato il vangelo di Giovanni (L’incontro con la samaritana). Insomma, la politica del Vangelo può cambiare le relazioni umane.
Noi missionari siamo là a svolgere questo compito. Ringrazio il Signore per questa vocazione. È la più bella che può dare ad un essere umano: proclamare il Vangelo per portare la gioia nei cuori delle persone. Ce n’è bisogno, vista la tanta sofferenza nel mondo. Potete viverla anche voi anche se non è un lavoro diretto. Quando torno in Italia e vedo voi e tanti laici impegnati che compiono gesti concreti di carità e annuncio della Parola con la collaborazione, l’amicizia e l’impegno, dico che questa è evangelizzazione. In 40 anni ho cercato di voler bene alle persone incontrate e di annunciare il Vangelo. È la sola politica che può ricostruire il mondo che ci fa sempre più paura.








