La Pace con piedi, mani e occhi dei popoli
L’Arena di Verona traboccava di entusiasmo, coinvolgimento e partecipazione sabato 18 maggio per la conclusione dell’Arena di Pace 2024. Oltre 12mila persone sotto il sole per ascoltare testimoni e rappresentanti da mesi al lavoro su 5 tematiche. E poi l’attesa si è spostata su papa Francesco che non si è sottratto dall’offrire il suo contributo: vere e proprie pillole di vita da portarsi a casa, non parole gratuite, ma linee guida di comportamento a tutti i livelli. Fino a quell’abbraccio con i due imprenditori, uno israeliano e l’altro palestinese che, tenendosi per mano, hanno urlato al mondo il desiderio di pace oltre i lutti personali e le sofferenze dei loro popoli. Impossibile riportare tutto, compresi i memorabili momenti ‘a braccio’ a cui papa Francesco ci ha abituato. Ecco allora alcuni concetti chiave.
L’individualismo soffoca la comunità e porta al disimpegno… Ci vuole più partecipazione e forza dell’insieme (“uno più uno deve fare tre, non due”).
Mettersi dalla parte dei piccoli, deboli, dimenticati e anziani… Spesso l’attaccamento al telefonino non fa vedere la realtà. Diamo loro voce senza filtri. Ci sono bambini tristi, costretti a lavorare e tutti siamo responsabili di certe situazioni. Nel mondo, il premio Nobel migliore è quello del “Ponzio Pilato”. I più piccoli ci fanno cambiare passo, per fare spazio a cose nuove. Sono potature necessarie e sapienti.
Si respira un’aria stanca, c’è affanno, il mondo va di corsa… Bisogna rallentare per ricalibrare attese e azioni. La pace si fa nel dialogo, riconoscendo gli altri. Ci vuole pazienza per costruirlo. Fermiamo le aggressioni prima che diventino bollenti “Andiamo a fare una passeggiata o mandiamo qualcuno a farla…”).
Se c’è dinamismo, c’è anche conflitto che è un bene perché l’assenza di conflitto (nella società, in famiglia) significa smettere di lottare per ciò in cui si crede. Il conflitto è una sfida alla creatività, un labirinto da cui si esce in compagnia e da sopra. È suicida in un conflitto far prevalere uno dei due poli. Serve unità, ma non uniformità. Il conflitto ci provoca per cercare armonia… Il dialogo serve per condividere la pluralità. Una società senza conflitti è morta, se li nasconde è suicida.
L’abbraccio tra due parti divise dalla guerra è progetto di futuro. La pace è nelle mani delle donne e dei popoli. E i popoli devono avere coscienza di essere tali, per essere coinvolti nei processi che nascono dalla realtà non dalle ideologie. La Pace si fa con i piedi, le mani e gli occhi dei popoli. Siate seminatori di speranza e costruttori di pace.








