''La nostra Veronica è felice''
Domenica 10 luglio, Veronica Battistelli, una giovane di Santa Lucia - Fontenuova (Roma), è entrata a far parte della comunità monastica benedettina di Citerna (Perugia). Dal 2001, per sette anni, aveva compiuto il percorso formativo tra gli scout e si era impegnata in parrocchia nella formazione dei giovani del post-cresima.
Conseguita la laurea in Scienze dell’educazione all’università Salesiana, nel febbraio del 2013, Veronica ha salutato i genitori Stefania e Alberto e il fratello Daniele. È entrata nella comunità monastica “Spirito Santo” di Citerna per il discernimento vocazionale e il percorso formativo, secondo il carisma benedettino.
Una profonda commozione
Ha presieduto la celebrazione mons. Nazzareno Marconi (conosciuto come “Memo”), già parroco di Citerna e dal 2014 vescovo di Macerata. Attorno a Veronica, i genitori e il fratello, i nonni e i padrini di battesimo, tutte le monache e vari presbiteri, tra cui il gesuita p. Sorge, che è frequente ospite del monastero.
La commozione è stata intensa dall’inizio alla fine: specialmente quando Veronica ha letto e firmato l’offerta di sé alla vita monastica, nelle mani della badessa Adeodata. È poi seguito il lungo abbraccio a ciascuna consorella.
Il vescovo ha richiesto di continuare il rito dell’abbraccio, estendendolo ai genitori e ai famigliari, “perché i frutti non cadono dall’alto, ma crescono sull’albero, nutrito dalle radici!”.

Dopo la Messa, tutti nel grande portico per il pranzo comunitario: monache e ospiti insieme, in santa allegria ed estesa conversazione. Poi i saluti: altri abbracci, baci, altre preghiere e felicitazioni.
Le emozioni dei genitori
Alcune sere dopo, Alberto e Stefania hanno voluto condividere le emozioni con il gruppo del “Rinnovamento nello Spirito”.
La mamma - “Il cuore ti si stringe e ti si apre. Gesù è entrato in modo speciale nella nostra casa. Tutte e tutti sono felici di Veronica. Lei è cambiata e siamo cambiati anche noi genitori. Ci manca tanto, ma sappiamo che lei è felice, è bella!”.
Il papà - “Solo in un contesto spirituale si può condividere questa esperienza. Oltre alla consolazione dello Spirito, c’è anche il pianto dello Spirito. Come raccontare il pianto per una figlia che se ne va da casa? Ma ora ci sentiamo parte della comunità: tutte le monache sono come nostre figlie; qualunque cosa ora non è per una, ma per quindici figlie!”.
Su whatsapp, mamma Stefania aveva fatto circolare una “piccola novena” con questa preghiera:
“O Dio, che hai ispirato a Veronica il proposito di seguire più da vicino il Cristo tuo Figlio, concedigli un felice compimento del cammino che ha iniziato, perché la sua vita si trasformi in dono perfetto a lode della tua gloria. Amen”.
Il monaco è come il mozzo
Il seguente testo era stampato in ultima pagina del libretto distribuito ai partecipanti per seguire il rito della professione monastica di Veronica Battistelli.
“Il monaco può essere paragonato al mozzo, sulle navi che andavano alla scoperta del nuovo mondo nei secoli passati: si arrampicava sulla cima dell’albero maestro per scrutare l’orizzonte nella speranza di vedere profilarsi una riva sconosciuta.
Il mozzo non deve aver il mal di mare né la vertigine. Non è lui che guida la nave. Il suo compito è solo di vegliare al suo posto di vedetta.
Quando la terra appare in lontananza, grida la scoperta a tutti i membri dell’equipaggio, che da giù non possono ancora vederla.
Come il mozzo, il monaco scruta i segni del mondo nuovo. Deve essere una persona vigilante, totalmente tesa verso il futuro a cui anela e che vorrebbe affrettare.
In definitiva, potrebbe essere definito l’uomo del desiderio”.
Dom Jacques Dupont, Priore della certosa di Serra S. Bruno.







