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Nella sua esortazione apostolica Evangelii gaudium papa Francesco ha parlato con estrema chiarezza di una «oscura mondanità spirituale» da cui ci si deve liberare, per poter essere credibili testimoni del vangelo e portatori di vita nuova, di comunione e di pace, in un mondo sofferente e malato come è il nostro, dove anche i giovani spesso sembrano non avere più la forza dei grandi ideali. È a questo cammino di liberazione che ci invita la chiesa, in particolare nel tempo di quaresima che si apre con il pressante invito: Convertitevi e credete al vangelo!

L’arma della preghiera

La fede, in effetti, è sempre messa alla prova. Per essere custodita integra, richiede un continuo combattimento che consiste essenzialmente nel “rimanere saldi”, nel “tener duro” in tutte quelle circostanze o situazioni di contrarietà, di prova, di tentazione in cui possiamo venirci a trovare e che potrebbero spingerci lontano dal Signore, sopraffatti da turbamenti interiori o da sentimenti di sfiducia o di dubbio, da stanchezza spirituale.

Arma del combattimento spirituale è la preghiera: una preghiera incessante e umile. È la preghiera, infatti, che, mettendoci in comunione con Dio, ci dà la forza di superare le tentazioni interiori e nel rapporto con gli altri ci aiuta a sciogliere i nodi dell’incomprensione, a vincere i sentimenti di ostilità e a far prevalere la benevolenza.

Nel combattimento spirituale, infatti, la vittoria deve essere sempre della carità.

Il martirio della coscienza

Come Gesù, morendo sulla croce, ha riportato la vittoria che dona a tutti la salvezza, così anche per noi il trionfo dell’amore esige che sappiamo morire a noi stessi per gli altri. Nelle situazioni difficili e dolorose, invece di disperarci o addirittura di rinnegare il Signore, dobbiamo saper guardare a lui e avere sempre presente anche l’esempio dei martiri e dei santi.

Ogni giorno siamo chiamati a scegliere tra Gesù e noi stessi, tra la fedeltà a Cristo o il rinnegamento (forse non dichiarato espressamente, ma manifestato nella pratica, con i fatti). La scelta radicale per Cristo comporta un combattimento spirituale che dobbiamo sostenere, rifiutando di diventare disertori, di darci alla fuga davanti a quanto ci è richiesto di faticoso sacrificio.

Tale combattimento ci può costare caro, ci può costare sangue: è il martirio della coscienza. Ma l’esito non ci deluderà mai, perché, quanto più radicalmente sapremo distaccarci dal nostro “io”, istintivo ed egoista, tanto più fortemente ci troveremo stretti a Gesù Cristo, che morendo sulla croce ha vinto e sempre vuole vincere in noi, per renderci partecipi della sua vita gloriosa.



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