La missione nella malattia
P. Giuseppe Gallo, detto familiarmente Joe, in uno dei tanti messaggi che amava distribuire ai confratelli e agli amici della casa madre dei saveriani a Parma, aveva scritto: “Lascio al Signore di decidere il giorno e il modo della mia morte”. Ed è stato Lui, il Signore, a decidere. Era giovedì 9 giugno 2016, alle ore 19,30. Si è addormentato dolcemente, come in un sonno ristoratore, senza disturbare nessuno.
Stati Uniti, Congo e Parma
Ma chi era il nostro p. Joe? Nato a Zianigo il 27 agosto 1946 da Pietro e Irene Pesce, crebbe con altri otto fratelli in un ambiente profondamente cristiano, che favorì la sua vocazione presbiterale e missionaria. Da Vicenza a Zelarino, passando per Parma e infine negli Stati Uniti, dove, oltre allo studio della teologia, fu impegnato nell’animazione vocazionale e missionaria.
Alla fine dell’agosto 1983 partì per il Congo RD, ma vi rimase poco tempo. Dovette rientrare per problemi di salute, ma continuò il suo servizio alla famiglia saveriana nella traduzione in lingua inglese di diversi documenti e libri.
''A Zianigo ho imparato la fede''
Negli ultimi anni, la malattia lentamente lo portò all’incontro con il Signore. Ma ora è bello ascoltare quello che scrisse su “Missionari saveriani” (giugno 1983), prima di partire per l’Africa. P. Giuseppe, come si dice, “non è morto, ma diversamente vivo e presente in mezzo a noi”.
“La mia vocazione missionaria è a una svolta e mentre mi proietta realisticamente in un prossimo futuro, mi fa anche apprezzare le varie tappe attraverso le quali sono arrivato fin qui. A Zianigo ho appreso a vivere la fede fin da piccolo. Ricordo come da chierichetto, al ritorno dalla Messa del mattino, mi soffermavo a contemplare il sole che si alzava. Forse non capivo ancora bene la parola, ma sentivo di essermi incontrato con Lui e allora il mondo mi sembrava più bello. La gente mi era amica ed entravo in intensa comunione con la natura… Insomma, ho imparato presto a vivere con gli altri.
Fammi danzare con te!
Quando ero a Zelarino, il rettore p. Lucino Piacere mi diceva: «Crollasse il mondo, sii certo di una cosa: Dio ti ama!». Lavorando negli Stati Uniti, ho constatato la verità e l’efficacia della fiducia nell’amore di Dio. L’uomo che sa di essere amato da Lui, si rialza e diventa protagonista con Dio, per sé e per i fratelli.
Ora che sto partendo per il Congo, vado sapendo che avrò molto da imparare, ma anche una cosa grande da donare:
“Fratello africano, so che mi aprirai la porta dell’ospite come solo tu sai fare. Non temere! Sulla tua pelle non farò speculazione alcuna. Vorrei stringerti la mano e chiamarti per nome. Parleremo su chi ci ha creati e chi ci mantiene in vita. Io ti dirò tutto su Cristo. Ma tu, per piacere, fammi danzare con te!”.
Grazie don Franco Marton!

Domenica 24 aprile è morto don Franco Marton, ex direttore del Centro missionario diocesano di Treviso dal 1993 al 2009. Avrebbe compiuto 80 anni a fine agosto.
Era un prete di frontiera, che poggiava la sua vita su un duplice fronte: la Parola di Dio e il magistero della chiesa. E la sua passione per il Concilio ha pervaso scelte e impegni ai quali è stato chiamato.
La sua vita aveva al centro il Regno di Dio e le relazioni con le persone.
Don Silvano Perissinotto, attuale direttore del Centro missionario, ricorda:
“Don Franco si poneva spesso in atteggiamento di ascolto e riflessione, per capire, approfondire e continuare il dialogo; era motivato nel trovare il modo per annunciare e vivere il vangelo di Gesù, anche in realtà diverse dalle nostre… Per questo non ha mai smesso di informarsi e di capire la storia degli uomini e le sue dinamiche”.
I saveriani gli sono riconoscenti per la collaborazione e l’amicizia mostrata durante il suo impegno come direttore del Centro missionario.







