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Per la Giornata di spiritualità sacerdotale a Brescia, in occasione della Festa di S. Francesco Saverio, don Raffaele Donneschi, presbitero diocesano Fidei donum e già Direttore del Centro missionario, ha offerto ai partecipanti la sua testimonianza. 

Il mio primo mandato come Fidei Donum risale agli anni tra il 1983 e il 1994 e furono caratterizzati da una esperienza vissuta in un’area geografica definita in Brasile come “interior”, cioè lontano dai centri urbani, ai margini della foresta, su un territorio molto vasto e scarsamente popolato, con numerose piccole comunità cristiane, circa settanta, raggiungibili, a quel tempo, a cavallo, barca, a piedi… oltre che in jeep e motocicletta. 

Sono passati un bel po’ di anni ed ecco il secondo mandato, nel 2018, sempre in Amazzonia, ma in una città di mezzo milione di abitanti, Macapà, capitale dello Stato dell’Amapá, sulla linea dell’Equatore e bagnata dal Rio delle Amazzoni. Non solo in città, ma parroco della Cattedrale di São José, in pieno centro. In Brasile, la popolazione è altamente urbanizzata, circa l’87% della popolazione vive in aree urbane, e anche all'interno della regione amazzonica brasiliana la maggior parte delle persone risiede in città, alcune delle quali molto grandi come Manaus e Belém. Le città amazzoniche assorbono flussi consistenti di popolazione dalle zone rurali, alla ricerca di migliori condizioni di vita e opportunità economiche, anche se le infrastrutture e i servizi non sempre tengono il passo con la rapida crescita. 

Questa realtà rappresenta una grande sfida per la Chiesa Cattolica, chiamata ad essere presente e propositiva in un contesto che porta all’individualismo, se non intimismo, religioso, dovuto anche a situazioni di insicurezza o di crescente comodità. Il Covid ha portato molte persone a chiudersi in casa e ad ‘assistere’ alle celebrazioni e creare quelli che io definisco i ‘devoti del divano’! 

Aspetti positivi. Laicato (leader) ben preparato e responsabile. Si riconosce il valore della Liturgia, soprattutto dell’Eucaristia Domenicale, delle varie Equipe (Liturgia, Lettori, canto), della Parola di Dio. Il ministero del prete è essenzialmente quello di Liturgia e Sacramenti, la formazione, la relazione (accoglienza e visita…).

Aspetti critici. Crescente ‘devozionalismo’, spesso indotto da religiosi, religiose, preti… È quasi sparito il lavoro sul “sociale” e sull’impegno politico, bollato come ‘comunista’. Aumento a dismisura delle cosiddette ‘Nuove Comunità Cattoliche’ di matrice carismatica, che si reggono sul carisma del fondatore/i e allontanano sempre di più dalla Comunità intesa come parrocchia. Un certo tipo di tradizionalismo (liturgico, esteriore…) si sta facendo largo soprattutto tra i ‘pochi’ giovani praticanti. Il clero locale è sempre più desideroso di uscire dalla dipendenza (e dal giudizio, forse…) dei missionari stranieri, con la volontà di essere autonomo e, soprattutto, di seguire le proprie tendenze ‘culturali e sociali’. Essere prete ancora è uno status, vuol dire essere qualcuno, avere una certa disponibilità economica… Adesso c’è, finalmente, un vescovo brasiliano.

E il futuro? La Chiesa si dovrebbe impegnare ad ascoltare le voci delle popolazioni che migrano verso le città e ad aiutarle a godere dei propri diritti in un contesto di rapido sviluppo urbano. A questo, si dovrebbe aggiungere l’impegno contro le ingiustizie e per la difesa della “casa comune”. La presenza della Chiesa spesso è vista da alcuni come una barriera contro gli interessi economici estranei che vogliono sfruttare le risorse naturali e distruggere l’ambiente. Contro l’individualismo religioso, si sono proposte le comunità ecclesiali missionarie (CEM): piccole comunità di fede con l’obiettivo di evangelizzare e raggiungere persone lontane dalla Chiesa cattolica, specialmente nelle aree urbane e periferiche. Sono viste come una risposta alle sfide attuali.

Il Sinodo sull’Amazzonia del 2019 è stato un successo, ma adesso viene il difficile: passare dall’ascolto all’azione. La Chiesa sarà sempre missionaria, ma in modo diverso. La conversione passa anche attraverso un nuovo tipo di presenza sul territorio amazzonico e al fianco dei popoli che lo abitano. È necessario continuare a diffondere il Vangelo, specialmente a coloro che vivono nelle periferie. È necessario, inoltre, non stancarsi di operare per la giustizia sociale. Occorre avere cura della casa comune, proteggendo e prendendosi cura dell’ambiente amazzonico, considerato un’eredità preziosa per l’umanità che dovrebbe entrare a far parte dei ‘doveri etici’ di un cristiano… Bisogna dare priorità all’impegno di formare gli operatori pastorali (sacerdoti, religiosi, laici) per rispondere meglio alle esigenze della regione, così come credere, valorizzare e promuovere il ruolo delle donne nella vita e nelle attività pastorali della Chiesa.



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