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Da alcuni anni, come analista dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere (Opal) svolgo conferenze sui temi delle spese militari, della produzione e del commercio di armamenti e, ovviamente, sul disarmo e la pace. Un’attività che mi ha portato ad incontrare tante persone, associazioni e gruppi in numerose città italiane da Bolzano a Palermo e Cagliari, da Trieste a Napoli e Potenza, ma anche in tanti comuni come Thiene, Arluno, Pinerolo, Pontedera, Fano. Associazioni e gruppi che esprimono interesse e soprattutto vitalità, partecipazione e un genuino impegno per la pace e la solidarietà e che sono la vera ricchezza del nostro Paese. Un impegno che, però, non trova spazio nelle trasmissioni televisive, sempre pronte ad evidenziare i rari episodi di violenza di qualche gruppetto di facinorosi (che vanno comunque sempre condannati senza se e senza ma). 
Tra le domande che mi vengono rivolte, due ricorrono spesso: “Ma noi, in concreto cosa possiamo fare? E quanto può incidere il nostro impegno?”. Sono domande che riguardano la dimensione personale, ma anche quella sociale e politica. Non ho la soluzione in tasca, ma il mio invito è innanzitutto a non sentirsi soli, ma ad agire insieme alle associazioni, anche di diversa ispirazione culturale, religiosa e politica, che nel proprio territorio sono impegnate in tante attività sociali. E a coordinarsi con le varie iniziative nazionali, ed anche europee, promosse soprattutto dalla Rete italiana Pace e Disarmo. A cominciare dalla Campagna “Ferma il riarmo” che, insieme alla coalizione di oltre 800 realtà europee “Stop ReArm Europe”, chiede ai parlamentari europei di promuovere una vera sicurezza incentrata sui bisogni umani, ambientali e sociali e non sul riarmo. E poi le iniziative per la difesa della legge 185/90 sul controllo delle esportazioni degli armamenti italiani e quelle per fermare le forniture di armi a Israele e agli Emirati Arabi Uniti, fino alla campagna di obiezione di coscienza alla guerra e per togliere i propri risparmi dalle banche che la favoriscono. Le iniziative non mancano: ciascuno di noi può fare la propria parte. Cambiare si può, si deve. Insieme è possibile.



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