La missione in Camerun-Ciad
Durante il suo breve periodo di vacanze, è passato da Desio a salutarci p. Benigno Franceschetti, saveriano in Camerun e Ciad. Molti di voi lo ricorderanno bene perché è stato nella nostra casa, anche come rettore, tra il 2004 e il 2008. Ne abbiamo approfittato per farci raccontare le tappe principali della sua vita missionaria. Dopo l’ordinazione presbiterale a Parma il 28 settembre 1975, e terminati gli studi teologici, ho lavorato cinque anni a Macomer, in Sardegna, come animatore missionario, poi ho fatto il corso di francese a Parigi e il 5 settembre 1982 sono partito per il Camerun. Con p. Gianni Abeni e p. Gigi Signori abbiamo avviato la nuova parrocchia dell’Oyak, nella grande periferia di Douala. Grazie all’esperienza di p. Abeni, che era stato missionario in Burundi, abbiamo impostato tutta l’attività pastorale sul “Catecumenato”, cioè sulla iniziazione alla vita cristiana. Era una novità perché prima si parlava solo di catechismo, inteso come preparazione a ricevere il Battesimo o la Prima Comunione. Abbiamo dato vita alle “Comunità cristiane viventi”, con cappelle nei posti strategici dei quartieri. È stato un lavorone seguire il cammino di tutte le numerose comunità. Ricordo la solidarietà concreta tra cristiani di varie etnie, le celebrazioni nelle Comunità e nelle case, le corali dei differenti gruppi, le Vie Crucis per le strade dei quartieri, a cui partecipavano anche molti simpatizzanti di altre religioni… Ho lavorato nove anni. In seguito, da questa parrocchia ne sono nate 12 nuove (emanazione delle cappelle). Dopo Douala, sono stato inviato nella parrocchia di Gounou Gaya, diocesi di Pala, in Ciad. Va ricordato che la Regione saveriana di cui faccio parte ha impegni pastorali nei due Paesi, Camerun e Ciad, che sono confinanti. Il vescovo di Pala, mons. Bouchard, aveva da tempo lanciato nella diocesi a lui affidata la cosiddetta oralità della Parola di Dio. Chi diventava cristiano imparava a memoria il Vangelo di Luca, che per la gente abituata a riferirsi ai proverbi e ai racconti orali della tradizione, diventava così il riferimento concreto per la propria vita cristiana, offrendo valori e criteri per le proprie scelte. Ricordo un nostro catechista, Matteo, che sapeva a memoria tutti i Vangeli e la domenica ne proclamava lunghi tratti nelle celebrazioni eucaristiche. Anche i canti si ispiravano alla Parola di Dio. I saveriani oggi lavorano in tre parrocchie della diocesi di Pala e continuano tuttora a seguire questa oralità della Parola di Dio, che sta dando frutti significativi. Solo recentemente, il vescovo Buchard ha lasciato la diocesi. Aveva 80 anni e a 75 anni aveva dato le dimissioni, come di costume, ma gli era stato chiesto di continuare. A Gounou Gaya, ho lavorato cinque anni, poi sono passato alla parrocchia di Djougunta, nella vicina diocesi di Yagoua, in Camerun, sette anni come parroco. Dopo questi sette anni, sono stato richiamato in Italia per l’avvicendamento, prima a Desio (2004-2008) che ospitava gli studenti di vocazione adulta seguiti da p. Claudio Codenotti, poi a Salerno (2008-2012). A Desio ho lavorato nell’animazione missionaria, collaborando con i vari Gruppi missionari delle parrocchie, sensibili all’ideale missionario. In particolare, ricordo la “Festa dei popoli”, con gli aspetti festivi dei vari gruppi etnici e le celebrazioni, come pure gli incontri di formazione con i laici missionari e sul Dialogo ecumenico, gli incontri con il Gruppo islamico fatti di conoscenza reciproca in un clima di grande tolleranza ed accoglienza. Nel 2012 sono ripartito per il Camerun, a Bafoussam, dove sono stato per sei anni parroco di una parrocchia della periferia della città, con sette cappelle in foresta. Poi, sono tornato nuovamente a Douala, ma questa volta presso il Centro di animazione e formazione missionaria per le vocazioni saveriane locali, di cui è responsabile un saveriano camerunese. Nei pressi del Centro, sono sorte anche due parrocchie, a cui presto aiuto. Già a Bafoussam, dedicavo del tempo alla formazione dei giovani che sentivano la vocazione missionaria. Per due anni si tenevano incontri periodici, per una valutazione e discernimento, con una settimana di Esercizi Spirituali e ritiri. Insistevamo perché i giovani fossero animatori missionari nelle rispettive parrocchie, sia quelli che continuavano nella preparazione missionaria, sia gli altri che rimanevano nelle loro case. Grazie p. Benigno del tuo esempio e della tua dedizione. Buona continuazione di missione! Come si vede dall’esperienza che ci hai raccontato, questa è la vocazione dei saveriani: far sorgere le giovani chiese in tutto il mondo ed aiutarle ad essere missionarie a loro volta.







