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Chiara e Massimiliano, 13 anni fa, hanno trascorso il periodo estivo in missione. Hanno voluto condividere i loro ricordi, sempre vivi, nella lettera ai giovani che stanno per partire.

Sono passati ormai tanti anni dalla nostra esperienza in missione, ma il ricordo è ancora vivo in noi.

La missione è stata per noi un incontro, con Dio e con l’altro. Un incontro che piano piano ha cambiato le nostre vite.

Un tempo dove nascono relazioni

Tutto è nato per caso, da una frase buttata là da un amico: “Perché non partiamo?”. Ci trovavamo a un incontro con altri ragazzi, con i quali sono nate profonde amicizie. Abbiamo trovato e conosciuto p. Luciano, p. Carlo, fratel Vincenzo, p. Pino che, con pazienza e dedizione, hanno seguito la nostra formazione, preparandoci ad affrontare l’esperienza missionaria senza false aspettative.

È stato l’incontro con una lingua diversa e quindi con la difficoltà e la bellezza di poter comunicare e scoprire valori dimenticati nella parrocchia che ci ha ospitati.

È stato l’incontro con un tempo diverso, dove nascono e si coltivano relazioni… L’incontro come donarsi e affidarsi alla Provvidenza.

Nel centro delle segherie…

Siamo partiti nell’estate del 2004 in dieci, a piccoli gruppi, per il Brasile. Per noi è stata scelta Thailandia do Parà, dove ad accoglierci abbiamo trovato p. Massimo Bartoli e p. Adolfo Zon (ora vescovo in Brasile come si legge a pagina 4-5).

Thailandia è una cittadina di 50mila abitanti, nata negli anni ’80 per dare alloggio agli abitanti delle segherie che vi andavano sorgendo. Oggi, purtroppo, il legname scarseggia: le foreste sono state abbattute e la terra, un tempo fertile, si sta trasformando in deserto. La maggior parte della popolazione è disoccupata e sfiduciata poiché non vede soluzioni rapide e i ragazzi possono cadere nella tentazione di mettersi al servizio di bande locali per rubare o trafficare con la droga.

Dona Lourdes e i bambini abbandonati

In questa situazione di precarietà vivono e lavorano i missionari, cercando di essere vicini alla gente, anche promuovendo alcune iniziative come la costituzione di cooperative di lavoro.

Nel tempo trascorso a Thailandia abbiamo lavorato con le donne e partecipato a un progetto rivolto ai bambini abbandonati. Giocando con loro abbiamo conosciuto dona Lourdes, una signora pensionata, che ne ha accolti una quarantina nella sua piccola casa (quattro camere e una cucina). Dona Lourdes e i suoi bambini non ricevono alcun sussidio dallo Stato, vivono della sua pensione e della carità dei parrocchiani.

Alla domanda “Cosa si aspetta la missione da voi?”, risponderemmo, innanzitutto la testimonianza.

È un’esigenza che sentiamo forte dentro di noi quella di diffondere quanto abbiamo sperimentato nella nostra pur breve esperienza. Chi ha visto non può tacere.

La missione quando si torna

La missione si aspetta anche un fare, ciascuno secondo i propri talenti. Ad esempio, dalla nostra e da altre esperienze di missione è nato il gruppo “Bom Dia Criança”, per sostenere proprio le necessità dei tanti bambini che hanno illuminato la nostra permanenza.

Uno di noi ha utilizzato le sue conoscenze in ambito sociologico per tracciare un quadro realistico di quanto vissuto, così da rendere partecipi, nei vari incontri con gruppi e parrocchie, anche chi la missione non l’ha vissuta in prima persona.

Lo spazio del fare non è circoscritto: ognuno di noi può vivere con spirito missionario nelle tante esperienze di vita, negli incontri e nelle attività di ogni giorno in famiglia, nel lavoro e nel tempo libero.

Ascolto e formazione

Più che le realizzazioni concrete, è importante per noi l’atteggiamento. Anche solo dedicare del tempo per l’ascolto dell’altro è un qualcosa di molto prezioso. E i missionari in ciò sono stati dei validi maestri: tutti i giorni mettevano a disposizione gli spazi della parrocchia per accogliere chi aveva bisogno anche solamente di raccontarsi. Inoltre, un posto libero a tavola c’era sempre: quante volte abbiamo visto i padri ricevere Eliane e Marcela che, con la scusa di passare solo per salutare, si fermavano anche a cena!

Un ultimo aspetto che vogliamo sottolineare è l’attività di formazione cristiana e missionaria, che va alimentata nel tempo e soprattutto nella qualità. A tutti coloro che si apprestano a vivere l’esperienza missionaria auguriamo un buon tempo vissuto pienamente.

Missione è partire

Vogliamo condividere la preghiera di mons. Helder Camara, che ci è stata donata prima della partenza.

“Missione è partire, andare, lasciare tutto, uscire da noi stessi, spaccare la corteccia dell’egoismo che ci richiude nel nostro piccolo io; è smetterla di girare attorno a noi stessi, come se noi fossimo il centro del mondo e della vita; è non lasciarci intrappolare dai problemi del mondo piccino al quale apparteniamo… L’umanità è più grande!

Missione è partire continuamente, anche senza percorrere chilometri di strada. È soprattutto accorgersi degli altri, scoprirli e incontrarli come fratelli e sorelle; e se, per incontrarli e amarli, è necessario solcare i mari e volare i cieli, allora missione è partire e raggiungere i confini del mondo”.



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