L'icona della missione: Tra i giudei della diaspora, Primo viaggio di Paolo
Alcuni biblisti sono dell'opinione che nel libro degli Atti Luca modifichi in qualche modo gli eventi storici, per mettere in evidenza un disegno teologico. Un esempio: la diffusione del vangelo prima a Gerusalemme, poi in Giudea e Samaria, e infine fino agli estremi confini della terra, per mostrare la realizzazione del comando di Gesù. Perciò si tende a dubitare della verità storica di quei fatti riportati solo da Luca, e non anche da Paolo.
È questo il caso - così chiamato - del primo viaggio missionario, nel quale Paolo parte da Antiochia, sbarca a Cipro, attraversa l'isola, va in Asia Minore e, dopo dolorose peripezie e grandi imprese, torna ad Antiochia. Siccome Paolo nelle sue lettere non ne parla, si tende a dubitare della storicità del viaggio. Ma Paolo avrebbe avuto tutto il tempo di farlo prima del 46, in compagnia di Barnaba.
Comunque, vediamo il piccolo gruppo di missionari in azione su diversi fronti: a Cipro, di fronte al proconsole Sergio Paolo; ad Antiochia di Pisidia e a Iconio nelle sinagoghe dei giudei, e poi davanti ai pagani; scena che si ripete a Listra e a Derbe. Questa sembra essere l'ultima città toccata nel loro itinerario. Poi tornano indietro, rianimando i discepoli e costituendo su di loro dei responsabili (cf Atti, cap. 13 e 14).
Abbiamo un quadro molto ricco del modo in cui Barnaba e Paolo (all'inizio c'è anche Marco con loro) svolgono la loro missione: si rendono disponibili per coloro che vogliono sapere di più sulla nuova dottrina (il proconsole); predicano ai giudei in occasione della liturgia del sabato; rifiutati dai giudei si rivolgono ai gentili; operano miracoli di guarigione; cercano di spiegare la verità del vangelo in modo comprensibile anche ai greci; organizzano e rafforzano le comunità. Tutto questo in mezzo alle persecuzioni suscitate contro di loro dai giudei che non vogliono credere in Cristo.
Il ritmo del racconto lucano è incalzante: sembra che Paolo e Barnaba non riposino mai, divisi tra l'impegno della predicazione e la fuga dai persecutori. Rimane difficile per noi immaginare come fosse possibile trovare interlocutori così numerosi e interessati ad ascoltare, in assenza di riunioni organizzate. Probabilmente le piazze e i mercati offrivano anche la possibilità di ascoltare notizie e dottrine, offerte da gente di passaggio, maestri itineranti, filosofi o forestieri.
Rimane altrettanto difficile immaginare - ma questa volta è più colpa nostra che ignoranza - quale fosse lo zelo dei missionari, il coraggio e il bisogno che sentivano di parlare di Cristo.
Due aspetti sono degni di nota nel racconto di Luca. Il primo è la duttilità di Paolo, che in ogni contesto sa trovare il modo adatto di presentare Cristo. Nella sinagoga pronuncia un sermone molto ricco, centrato sull'amorevole iniziativa di Dio, che realizza le sue promesse ad Israele suscitando salvatori e liberatori, fino a Gesù. Attraverso di Lui la parola di salvezza viene ora offerta a tutti gli uomini; chi crede in Lui viene giustificato. A Listra, davanti ai gentili che li credevano dèi, Paolo sa presentare il Dio vivo Creatore, che nella sua amorevole fedeltà continua a riempire di doni la vita degli uomini, fino al dono più grande, Cristo.
Il secondo fatto è il modo in cui Luca interpreta tutta l'impresa. Egli scrive: "I pagani si rallegravano e glorificavano la parola del Signore, che si diffondeva per tutta la regione" (At 13,48-49). E più avanti: "Parlavano fiduciosi nel Signore, che rendeva testimonianza alla parola della sua grazia e concedeva che per mano loro si operassero prodigi" (At 14,3).
Luca sottolinea che protagonista dei fatti è la parola del Signore; è il Signore stesso. Paolo e Barnaba parlano fiduciosi, non in se stessi né nella speranza di risultati, ma nel Signore. La parola degli apostoli è come la scintilla che dà inizio a un grande fuoco.
PAOLO E NOI: per un'applicazione missionaria
- Adesso forse il numero degli ascoltatori ben disposti è più ridotto, ma se nel nostro cuore ci fosse più zelo, di sicuro potremmo intavolare discorsi di fede, invece di parlare tanto di sport o di politica.
- La missione si gioca quasi tutta sugli atteggiamenti interiori. Siamo convinti che Dio continua ad agire e prepara l'avvento di Cristo nei cuori umani?
- Crediamo nella potenza della Parola che converte? Questo da' coraggio nel parlare: anche se l'ascoltatore non viene convinto subito, la Parola è già entrata nel suo cuore e nella sua memoria; con il tempo porterà frutto








