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Siamo soliti festeggiare i 25, 50 anni di sacerdozio, ma la professione religiosa rimane come un po’ nascosta. Tuttavia, quel che mi viene chiesto mi ha aiutato a rivedere in Dio questi 70 anni di professione. Come primo flash, mi è parso un gran bel disegno dell’amore del Buon Dio nei miei confronti. Infatti, sia negli anni di formazione, come nel resto della vita, ho sempre trovato qualcuno che mi ha illuminato e incoraggiato.

Ricordo al liceo, quando i problemi spirituali e affettivi sembrano accumularsi gli uni sugli altri e quasi non si riesce ad intravedere una soluzione. È arrivato p. Italo Paulon che mi ha aiutato a fare come un salto di qualità, andando oltre i problemi di vita, facendomi intravedere luci di sapienza umana e divina che mi hanno aiutato a riprendere il cammino nell’amore a Dio e ai fratelli. In teologia mi è stato particolarmente vicino p. Dante Mainini. Egli ha saputo mettere in risalto quelle doti che fino a quel momento erano rimaste come nascoste e lui invece è riuscito a valorizzare.

Nei primi anni di sacerdozio, come insegnante a Zelarino, mi hanno aiutato molto a rendere la mia vita più aperta alla Chiesa e al mondo, p. Angelo Pisano e p. Valentino Vadagnini, cappuccino, inserendomi in un rapporto di profonda amicizia con religiosi di vari ordini e congregazioni.
La mia esperienza missionaria in Burundi mi ha permesso di passare i cinque anni più belli della mia vita. Anche se le difficoltà e le privazioni non mancavano mai, mi sentivo felice e pienamente realizzato sia sul piano umano che su quello cristiano e sacerdotale. Purtroppo, per le vicende politiche che tutti conoscono, sono stato espulso assieme ad altri missionari: presbiteri, suore e laici. Ma anche l’espulsione è stata per me un’esperienza che ha rinnovato e rafforzato il mio rapporto con Gesù crocifisso e risorto. In questa situazione, che mi portava ad una profonda depressione, mi sono state particolarmente vicine mia mamma e mia sorella Giannina.

Ho continuato, anche dopo queste vicende, nel mio lavoro di educatore e insegnante, ma soprattutto sentivo e sento che il mio lavoro vero era ed è quello di far conoscere a tutti quanto il Buon Dio ci vuole bene. Tanti infatti, nel nostro mondo, non sanno bene cosa significhi questo infinito Amore per noi ed è bello far rifiorire il sorriso sui volti di persone “stanche e oppresse”.
In questo momento, in cui mi trovo a lavorare a Cagliari, vivo ogni giorno che arriva come un dono che il Buon Dio mi fa per poter dare a coloro che mi avvicinano quello che Lui ha riversato nel mio cuore in questi lunghissimi anni.



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