Scoprire il senso e i motivi autentici della missione
Carissime amiche e carissimi amici, qualche tempo fa, durante le mie vacanze in Italia, non pochi amici e familiari mi ponevano questa domanda: “Perché non resti qui?”. Me la sono posta anch’io. Ma non avevo ragioni sufficienti per convincermi di fermarmi. In realtà, non ho mai avuto motivi validi per restare in Italia se non, forse, il fatto di compiere gli 83 un giorno prima della partenza e di potermi “accontentare” degli anni già vissuti in missione.
Perché sono missionario? Per caso, seguendo quanto ogni mese viene scritto su “Chiesa Viva” (Vicenza in Missione!) da p. Stefano Raschietti, mio confratello missionario. Lì ho trovato una spiegazione teologica per quanto riguarda il vero senso della missione.
1. C’è una bella differenza tra il disporsi ad “accogliere l’altro” e “farsi accogliere dall’altro”. Tutte e due le disposizioni sono missionarie. Tuttavia, nel primo caso noi siamo padroni. Nel secondo caso, noi siamo gli ospiti e i poveri pellegrini accolti nella casa dell’altro. La “Chiesa in uscita” è, per sua natura, una Chiesa pellegrina, missionaria e straniera, sempre, in qualsiasi luogo, perché non si identifica con la patria terrena, ma con quella celeste.
2. Gesù era uno straniero, perché “i suoi non lo hanno accolto” (Gv. 1,11). E tutti i missionari sono stati inviati come pellegrini e stranieri. Non li ha mandati ai loro simili, ma a tutte le nazioni del mondo la cui cultura era loro completamente estranea.
Sembra una logica strana! Non sembra che sia un motivo per ripartire e continuare ad essere straniero. Ma, in realtà, dobbiamo dire che abbiamo trovato un gusto matto ad essere “stranieri con Lui”, per raggiungere poi la Patria comune. I popoli a cui siamo inviati ci hanno fatto amare la loro cultura, umanità, semplicità, pur nella povertà, tanto da parlarne con entusiasmo e ammirazione! Hanno avuto da insegnarci e ve ne parlo come un valore da accogliere.
Come non renderne grazie a Lui e non continuare questo scambio con gioia e arricchimento reciproco? Come non accogliere anche loro in terra nostra se hanno accolto noi nella loro vita e storia? Siamo stati, e lo siamo ancora, “pellegrini, ospiti e stranieri?”. È il Suo Regno che viene!
Concludo ringraziando per come mi avete aiutato ed accolto e per quanto aiutate questi nostri fratelli e la missione affidataci in Burundi. Ciò che avete dato a me anziano lo avete consegnato per tutti i più giovani che non sono più italiani. Grazie a nome loro.
Dimenticavo la situazione Covid-19. Qui lo ritrovo come tre mesi fa, ma non certo drammatico come in Italia. Purtroppo, ci sono altre malattie, come la malaria, che fa strage. Quelli che ricevono il vaccino sono ancora una minoranza. Ma la gestione è meno problematica rispetto all’Europa. Ringrazio anche per le numerose intenzioni di Messe che ho ricevuto dai presbiteri di Trento e non solo. Ci risentiremo presto. Un abbraccio con affetto riconoscente.








