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Finalmente è arrivato il giorno tanto atteso e il 9 dicembre 2014 sono partita per l’Indonesia, destinazione Mentawai, accompagnata da p. Giuseppe Marzarotto, che voleva celebrare il 50° di sacerdozio in quella nazione dove era stato missionario.

Si è attuato un sogno!

Con mio marito Lello sono stata animatrice missionaria in parrocchia e abbiamo seguito passo dopo passo la missione di p. Fernando Abis, mio cognato. La conoscenza della missione delle Mentawai ha riempito le nostre giornate e ci ha aiutato nell’educazione dei nostri figli allo spirito solidale e accogliente.

Insieme avremmo voluto visitare i mentawaiani, ma purtroppo un male incurabile mi ha rubato Lello prima che potessimo coronare questo sogno. Ora dopo dieci anni, ho voluto passare un Natale e un Capodanno alternativi: lontana dalle feste e dai regali, e accanto ai saveriani.

Nei giorni seguenti ho visitato, guidata dai missionari, parrocchie e seminari a Jakarta, città caotica di 21 milioni di abitanti, piena di rumori, musica e… tante contraddizioni.

In cerca di sicurezze

Dopo alcuni giorni, sono andata in aereo a Padang, per organizzare con p. Fernando la traversata per le isole Mentawai. È in queste isole che è nata la mia passione missionaria, leggendo le avventure di mio cognato saveriano.

Padre Fernando ha voluto accompagnarmi per iniziarmi con dolcezza alla mia esperienza di missione. Sono stata affidata a suor Elsa, una delle pioniere delle isole Mentawai, che gode di ottima salute nei suoi 88 anni di età. Lei e p. Fernando mi hanno aiutato a superare le prime difficoltà e paure.​

Il mio corpo si è quasi ribellato per lo spavento di essere catapultata in un mondo così diverso da come lo immaginavo:

i colori, gli odori e i sapori erano forti; mi dava fastidio non avere qualcosa che mi desse sicurezza o un minimo di comfort: il cellulare, la mia toilette, la mia stanza dove rifugiarmi, il giornale radio…

Non riuscivo a sorridere

Eppure la gente era felice. Suor Elsa era contenta della mia presenza e p. Fernando sprizzava gioia dando abbracci e “pacche sulle spalle” e baci a tutti. Avrei voluto tornare indietro, ma dopo tanti anni di attesa mi sono detta: “Vuoi tornare subito senza aver tentato di vivere diversamente, solo con l’essenziale?”.

Le prime notti sentivo verso le 3 e 30 i galli cantare, verso le 5 e 30 i muezzin chiamare alla preghiera, e alle 7 e 30 ero ancora sveglia… Mi alzavo e mi mettevo sulla veranda a veder passare la gente davanti a me: mi salutavano tutti con un gran sorriso e alcune parole, che io non capivo.

Io rispondevo con la mano, ma non riuscivo ancora a sorridere. Ero chiusa in me stessa e continuavo a pensare ai miei figli lontani e al nipotino appena nato.

Cristina, nata due volte

Mi ha aiutato a rimanere la lettura del libro, “Con i primitivi delle Mentawai“, il libro della mia giovinezza e che tanto mi aveva entusiasmata. Mentre lo rileggevo, camminavo sulla spiaggia, dove le donne con i loro bambini sono state le prime ad accogliere i missionari.

E poi c’era la vicinanza e l’affetto di suor Elsa, infermiera professionale da 60 anni alle Mentawai, che mi accompagnava nelle visite ai villaggi e mi spiegava i costumi e gli usi della gente.

E poi, ma è il primo motivo, Gesù è stato tre anni in mezzo agli apostoli, e io non posso stare con amore per un mese con questi fratelli?

Suor Elsa mi raccontava d’aver assistito un giorno a un parto difficile, in cui la partoriente era morta, lasciando la piccola Cristina.

È costume qui che se una mamma muore durante il parto, la figlia sia ritenuta “sfortunata”, per cui deve essere lasciata morire assieme alla madre, altrimenti porterebbe maledizione. Ma come conciliare tale “tabù” con la difesa della vita? E chi avrebbe dato il latte del proprio seno a una bimba “maledetta”?

Padre Tonino e suor Elsa si guardano in faccia e nascondono la neonata. Ogni giorno nell’ambulatorio della missione arrivavano partorienti o donne con bimbi di pochi mesi malati.

E suor Elsa trova sempre le parole adatte per convincere qualche mamma a lasciar “poppare” anche Cristina al loro seno, accanto al figlio naturale.

Così Cristina, allattata da più seni, è diventata grande ed è stata fonte di gioia per tutto il villaggio, perché è molto allegra e laboriosa.

L’amore ha tramutato la maledizione in gioia!



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