La lezione del biscotto che viene dal Friuli
Un bel mattino, come mi capitava frequentemente, ero in ufficio parrocchiale con la porta semichiusa. Naturalmente è bene ricordare che siamo sempre in un contesto di guerra. Improvvisamente entra una ragazzina. Era stanca di portare sulla schiena un bimbetto turbolento di 6-7 mesi e così si è seduta subito. Non l'avevo mai incontrata. Risponde al mio saluto dicendomi: "Sto bene, grazie. Sono venuta semplicemente per salutarti”.
La ringrazio per il suo gesto e per il suo sorriso così naturale ed innocente che ti fa dimenticare che fuori c'è la guerra. Pensavo tra me: "Questa ragazzina ha ragione. Le circostanze esterne non dovrebbero influenzarci a tal punto da farci perdere il sorriso”.
Mi dice il suo nome: si chiama “Annuarite”. È lo stesso nome della beata suora congolese uccisa da un ribelle “simba” che voleva violentarla. Aspetto che Annuarite aggiunga qualcosa per continuare la conversazione. Lei però continua a fissarmi negli occhi in silenzio. Questo suo sguardo mi infastidisce un po'.
È come se lei stesse aspettando qualcosa che io le avevo promesso chissà quante volte. Le chiedo, rompendo il silenzio, che cosa posso fare per lei. "Padre, dammi un biscotto!" risponde lei subito. Avrei voluto buttarla fuori all'istante. Ma perché vengono a trovare i padri per chiederci simili cose, invece di qualcosa di più "spirituale"? Mi sono calmato anche perché il bimbetto finalmente si era quietato e dormiva in braccio a Annuarite. Dovevo dare una risposta alla sua richiesta . Lei continua a guardarmi con benevolenza e buon cuore. Lo si vedeva con chiarezza. Cerco di sapere qualcosa della sua famiglia.
Lei abbassa lo sguardo: “I miei genitori sono morti” mi dice con voce seria. Mi spiega che sua madre è morta in un incidente stradale e suo padre è stato distrutto da una lunga malattia. Mi accorgo che due grosse lacrime gonfiano i suoi occhi e bagnano il suo viso. Silenzio. Sento solamente il suo nasino che continua ad inspirare e far inghiottire lacrime. No, non posso più lasciarla piangere.
Apprezzo ancor più il suo sorriso di prima: è lo specchio di colui che "ha seminato nelle lacrime" e che ora "raccoglie nella gioia". Anche se così giovane, Annuarite è stata maturata dal dolore.
"Capisco il significato del tuo pianto. Grazie Annuarite. Diciamo una preghiera per i tuoi genitori". In questo momento ho sentito ancora più vicino a noi Dio come padre degli orfani, come Colui che si preoccupa di tutti i bambini privi dell'affetto dei loro genitori. Vedo che ancora una lacrima cade dagli occhi di Annuarite.
Ho preso tra le braccia il suo fratellino e siamo usciti insieme sulla strada. Ho ringraziato quell'orfanella che con la scusa del biscotto mi ha fatto ricordare, ancora una volta, il volto di Cristo lungo il Calvario. Un viso stanco e sofferente, ma indubbiamente carico di speranza e, perché no, anche illuminato da un sorriso naturale ed innocente come quello di Annuarite.








