La legalità senza cuore
Scrivo questi pensieri da un ospedale ortopedico di Milano, dove alcuni giorni fa sono stato operato all'anca destra e ho seguito esercizi di riabilitazione. Esente dal pagamento del ticket perché nulla-tenente, tuttavia mi commuove la cura che si prendono di me il chirurgo operante, il sua staff di giovani medici, i tanti giovani infermieri e fisioterapisti. Con qualche rara eccezione: a volte il mio fisioterapista di turno, anziché posare lo sguardo su di me, si volta indietro per discorrere accesamente con gli altri fisioterapisti su una qualche loro personale questione. Allora la mia gamba, anche se solo di un po', si irrigidisce. Mentre quando il fisioterapista, in silenzio, mi sorride, la gamba si ammorbidisce.
La degenza in ospedale, per me ma, immagino, per molti, è occasione per sperimentare il rapporto umano come cura e rispetto l'uno dell'altro. I miei confratelli non mi lasciano mancare nulla e gli amici vengono a farmi visita. Ho solo da ringraziare. Eppure, le notizie di questi giorni infliggono una profonda amarezza per il contrasto con la cura e il rispetto che sto ricevendo. Anzitutto la vicenda dell'imbarcazione Sea Watch con alcune decine di immigranti africani. Adulti e minori che hanno attraversato il deserto, sopportato torture. Impegnato il denaro che avevano, eccoli finalmente arrivati davanti alla riva sospirata. Tra loro vari eritrei, figli di un popolo che l'Italia ha oppresso con la sua colonizzazione. Un pre-giudizio viene gonfiato e fatto circolare: favoriscono la delinquenza degli scafisti e, quindi, sono delinquenti insieme a loro. Da vittime degli scafisti, a loro complici. Sulla loro reale situazione, nessuna considerazione. Dimenticati!
Ifeanyi Amaefula, nigeriano, alcuni mesi fa si è lanciato dalla finestra del treno Chivasso-Novara per evitare il controllo del biglietto che non aveva. La caduta fu fatale. La sua salma fu trovata sulla linea di confine di due comuni e nessuno ha voluto accudire alla sepoltura. Il suo corpo esanime è stato abbandonato per tre mesi in una camera mortuaria, finché alcune persone rimaste umane hanno provveduto a dargli sepoltura dignitosa. Il comune di una ricca città ha negato il pasto scolastico ai bambini dei genitori che non riuscivano a pagare la retta. Sono stati gli alunni amici a condividere la loro porzione ai compagni rimasti a stomaco vuoto. Mentre tutti i sindaci di questi comuni hanno semplicemente detto di osservare la legge. La legge senza il cuore!
All'orizzonte dei nostri giorni è apparsa la minaccia di una futura epoca di legalismo, in cui l'uomo mette a posto la sua coscienza dentro gli schemi della legalità. L'uomo diventa sempre più incapace di grazia, gratuità, signoria, creatività e libertà.
Nel 2007, un giovane milanese, fidanzato di una ragazza giapponese che io stavo accompagnando al battesimo, mi disse che all'ospedale Niguarda giaceva in gravi condizioni un trentenne africano che aveva conosciuto per caso. Andammo assieme a fargli visita. Si trattava di un diplomatico di un paese sotto dittatura. Aveva approfittato di un viaggio all'estero per far perdere le sue tracce. In tale situazione di precarietà, ecco l'improvvisa, grave malattia. Nel suo paese aveva moglie e figli. Cattolico, ricevette il viatico e morì dopo alcuni giorni. Il giovane milanese accudì alle pratiche del caso e assunse l'onere della sepoltura. Alla Messa funebre, la ragazza giapponese cantò alcuni inni sacri. “Tutta la legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: Amerai il tuo prossimo come te stesso” (Lettera ai Galati, 5, 14).







