La grazia del martirio: Il martire Ottorino Maule
Un dinamismo straordinario
Padre Ottorino era nato a Gambellara di Vicenza il 7 aprile 1942. Dei nove figli nati da Giuseppe e Assunta, quattro sono diventate suore e due missionari. Dal seminario di Vicenza, Ottorino era venuto tra i saveriani all’età di 17 anni, terminato il ginnasio. Ordinato sacerdote nel 1967, dopo aver studiato liturgia a Roma, era stato inviato in Burundi a settembre del 1970, dove vi era rimasto per dieci anni. Dal 1980 al 1990, p. Ottorino aveva lavorato come rettore a Zelarino (VE) e superiore dei saveriani in Italia. Era tornato in Burundi nel 1991.
Forse aveva un presentimento
Nel primo periodo di missione, aveva dato inizio alla formazione delle comunità di base, dividendo le colline in piccoli gruppi di famiglie, cui aveva affidato la responsabilità della catechesi, della preghiera, dell’evangelizzazione e delle opere sociali. Questa iniziativa fu una delle più felici attuate da padre Ottorino, e tra le più apprezzate e imitate dagli altri.
Ripensando al secondo periodo di vita missionaria, dall'anno 1991 al 1995, mi sembra di poter affermare che p. Ottorino si era buttato con una forza e una capacità davvero straordinarie nell’attività sociale e nella sistemazione di strutture di pubblica utilità. Dopo la sua morte, mi sembra di aver trovato una spiegazione: quasi un presentimento di avere gli anni contati.
Si era dato molto da fare per la chiesa parrocchiale principale, ma anche per le varie succursali più lontane; e poi per un ambulatorio medico a Muzenga e per due scuole nuove... Qualcuno non vedeva di buon occhio questo suo coinvolgimento personale, soprattutto per le opere sociali dell’ambulatorio e delle scuole. Avrebbero potuto guadagnarci sopra, facendo le cose a modo loro con i fondi stranieri, nell'eventualità che avessero potuto realizzare loro stessi quelle opere.
Gli incontri più belli e incoraggianti
Ma p. Ottorino era stato molto attivo anche nella pastorale missionaria, nei corsi per la preparazione dei formatori, negli incontri frequenti con catechisti e con i numerosi gruppi di Azione cattolica, secondo un programma che preparavamo assieme e in cui anche padre Ottorino si impegnava a fondo. E soprattutto, prima dello scoppio della guerra, il grande rifiorire delle comunità ecclesiali di base. Posso dire, senza paura di esagerare, che la missione di Buyengero era all'avanguardia nella diocesi di Bururi.
Durante i mesi d’estate, passavamo su ogni collina, in ogni comunità, per celebrare la santa Messa. Su una cosa eravamo d’accordo: quegli incontri in mezzo alla gente erano i più belli e significativi, per noi e per loro. Ci dicevamo che era l'esperienza pastorale più gratificante e incoraggiante. Infatti, la nostra visita e la celebrazione della Messa diventavano la vera festa della collina. Spesso, a conclusione, la gente preparava cibo e bevande per tutti. Davvero indimenticabile!
Guardando con gli occhi della fede, e per la fiducia che il sangue dei martiri non resta infecondo, credo che nulla sia andato perso.
Tutto risorgerà a nuova vita, per la forza di Cristo risorto.








