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La Festa di San Francesco Saverio a Desio

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Per tutti i missionari Saveriani il 3 dicembre è un giorno particolare perché è la festa di san Francesco Saverio, il missionario che il Fondatore, san Guido Maria Conforti, ha posto come modello per tutti i sui figli. Giovane alunno del seminario di Parma, leggendo la vita di questo grande missionario dell’Oriente, sentì forte il desiderio di seguirne l’esempio. Seri motivi di salute gli impedirono di realizzare il suo sogno. Non si scoraggiò, ma in cuor suo si fece strada un progetto davvero ardito per un giovane seminarista: “Non posso partire io? Preparerò altri giovani perché siano loro altrettanti Francesco Saverio in tutto il mondo”. Da qui il nome di Saveriani dato ai suoi missionari.

Anche quest’anno, noi Saveriani di Desio abbiamo celebrato il nostro Patrono, invitando i presbiteri del decanato e delle parrocchie con cui abbiamo abituali rapporti di collaborazione. Insieme, abbiamo celebrato la Messa in onore di San Francesco Saverio, quest’anno presieduta da mons. Walter Magni, Vicario Episcopale per la vita consacrata dell’Arcidiocesi di Milano. Durante l’Eucarestia, i Saveriani, come è tradizione dai tempi del Fondatore, hanno rinnovato la loro consacrazione a Dio e alla missione. Ha fatto seguito un pranzo fraterno di amicizia.

Per sottolineare quanto la figura di san Francesco Saverio sia importante per i Saveriani ricordo che quando in Amazzonia ebbi l’occasione di visitare la comunità dei confratelli che lavoravano tra gli indios, notai che nella loro casa c’erano ben cinque diversi quadri raffiguranti il santo. Mi dissero che uno era stato offerto a p. Saul dalla sua parrocchia in Messico quando era partito per le missioni. Ciò dice quanto, in tutto il mondo, il popolo cristiano veda in san Francesco Saverio un modello per la vita missionaria.

Quasi tutte le immagini del Saverio, infatti, mettono in risalto lo zelo appassionato per la salvezza dei fratelli che animava il suo cuore, espresso con delle fiamme che escono dal suo petto. Anche il grande monumento che i giapponesi hanno eretto a Kagoschima, dove il Saverio era sbarcato, richiama questo zelo instancabile, rappresentando il suo petto quasi deformato, come se il suo cuore tentasse di uscire, superando tutti i limiti: c’era qualcosa dentro di lui che lo spingeva a donarsi, ma c’era anche qualcosa fuori di lui che lo attirava.

Questa duplice forza che lo muoveva è la caratteristica della sua spiritualità. Era “un uomo dai grandi desideri”, come lo definì l’allora card. Montini quando, arcivescovo di Milano, venne a visitare la nostra casa di Desio che ospitava gli studenti missionari del liceo. Ma era anche un uomo che “creava amicizia” con chiunque, tanto che dovunque andasse gli chiedevano sempre di rimanere. Colpiva tutti la sua allegria: “Non sapeva cosa fosse l’essere triste”, anche nei momenti più difficili.  

Il segreto della sua allegria? Il fatto che si sentiva sempre unito al suo duplice tesoro: il Signore Gesù, che lo animava dal di dentro, e quanti lo attiravano dal di fuori, che non erano mai un peso per lui, ma esattamente quello che lui cercava. Il suo cuore “si infuocava” non solo a causa dell’amore di Cristo, ma anche nell’accostare le persone, specialmente quelle che prima gli erano lontane. Nelle istruzioni che dava ai missionari scriveva: “Di nuovo vi raccomando che vi facciate amare, dovunque andate e dovunque abitate, facendo del bene a tutti, lasciando sempre parole di amore”.
Erano queste caratteristiche che il giovane Conforti ammirava in S. Francesco Saverio e presentò come ideale e modello ai suoi missionari.



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