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La festa di s. Francesco Saverio in Romagna

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Il 4 dicembre abbiamo celebrato la festa “posticipata” di San Francesco Saverio, col vescovo mons. Lino Pizzi, al termine del suo mandato nella diocesi di Forlì-Bertinoro. P. Alfredo Turco, vicario regionale dei saveriani d’Italia e direttore del Museo d’arte cinese ed etnografico di Parma, ha presentato la spiritualità di san Francesco Saverio nella iconografia e tradizione.

San Francesco Saverio è raffigurato con il crocefisso, un aspetto della spiritualità del nostro fondatore san Guido Conforti. E il crocefisso viene consegnato a ogni missionario al momento della partenza. Mons. Giorgio Biguzzi, il giorno prima all’ordinazione diaconale del giovane indonesiano Robertus Kardi, ha detto: “Ti possono strappare il crocefisso dal collo, ma non dal cuore, come è capitato a me. Nella casa di Vicenza è raffigurato un granchio che riporta al Saverio il crocefisso caduto nel mare delle Malucche, vicino all’isola di Flores dove sei nato, per ricordarci che la fede arrivava grazie all’annuncio missionario”.

Nell’ultimo capitolo generale i consiglieri erano metà italiani e metà stranieri. La vela della barca del Saverio è mossa ancora dal soffio dello Spirito della pentecoste. Le culture hanno aspetti positivi, per questo motivo i saveriani hanno teologie interculturali a Manila, Yaoundè, Città del Messico, Parma, Chicago.
I martiri, come ricorda il nostro calendario, ci fanno scoprire la missione totale fino al dono di sé. In Congo RD, a Uvira, nella cattedrale di San Paolo, è terminata l’inchiesta diocesana per il riconoscimento del martirio, avvenuto nel 1964, dei saveriani p. Luigi Carrara, fr. Vittorio Faccin, p. Giovanni Didonè e del diocesano don Albert Joubert. I missionari devono portare nel cuore i propri confratelli martiri, come faceva Saverio col reliquario dei nomi dei propri confratelli.

Il nostro calendario riporta anche i confratelli martiri del Burundi nel 1995, uccisi a Buyengero: p. Maule, p. Aldo Marchiol, la laica Catina Gubert, le sorelle saveriane, uccise nel 2014 a Kamenge, quartiere di Bujumbura in Burundi (sr. Olga Raschietti, sr. Lucia Pulici, sr. Bernardetta Boggian).
Il vescovo Pizzi ha ricordato che Gesù aveva pochi apostoli. Il vangelo di Gesù Crocefisso è annunciato tramite la Parola, che porta gioia alle genti. L’Europa vecchia e stanca ha bisogno della predicazione, che attira ancora oggi.

All’incontro erano disponibili alcune copie del libro “Mwira Wani” (Amico Mio) su p. Gino Foschi e quello del saveriano p. Tosolini Tiziano, "Lo Sconosciuto accanto”, che riporta le conversioni nel Giappone di oggi. Il libro raccoglie la testimonianza di 22 giapponesi, che raccontano la loro adesione al cristianesimo. Sono uomini e donne del Giappone di oggi, nazione ricca di millenarie tradizioni religiose e di frenetica modernità. Sono tutte persone arrivate ad abbracciare Gesù in modi diversi: con il fascino di un’amicizia, la premura di una suora o di un missionario, le domande che la Bibbia pone. Se leggiamo queste testimonianze del dono della fede scopriamo che i “nuovi cristiani” hanno accolto con cuore aperto il Cristo sconosciuto.



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