La croce bianca di p. Badiali
La croce bianca è stata portata a piedi da Ronco di Faenza, paese natale di p. Daniele Badiali, fino a Forlì, a ricordo di quella che i campesinos hanno eretto dove è stato ritrovato il corpo. I portatori hanno camminato lungo la via Emilia con la croce bianca fra lo stupore di molti.
Il coro del gruppo Mato Grosso ha cantato in spagnolo “Vado Io”, le parole con cui p. Daniele si è sostituito all’ostaggio Rosamaria. Don Mirko Santandrea, responsabile di Missio di Faenza e rappresentante dei centri missionari dell’Emilia Romagna, ha ricordato il canto insegnato da p. Daniele ai cresimandi “Enviame” di Isaia, la preghiera di Etty Hillesum nel campo di transito Westerbork verso Auschwitz (“Non si può essere nelle grinfie di nessuno, se si è nelle tue braccia”). P. Daniele ricorda l’uccisione di Giulio Rocca nel 1992 da parte dei terroristi di Sendero Luminoso, che non accettano la carità verso i poveri e scopre il cammino del martirio (Al Signore spetterà di trasformare la nostra povera vita in segno della sua grandezza). A Gabriele, educatore del Grest, p. Daniele rispondeva da Wecroncocha in una lettera del ’96: “Dobbiamo dare la vita a un Dio che conta sempre meno nella vita degli uomini”.
Il vescovo mons. Lino ha commentato la missione della samaritana che raccontava ai suoi compaesani l’incontro con Gesù. Siamo missionari inviati a incontrare un Dio nascosto, con un amore visibile e credibile, perché è sempre con noi dove andiamo. All’Adorazione Eucaristica, per ricordare i martiri chiamati alla vita, è stata letta la storia del chicco di grano che se muore produce frutto. Sono stati portati all’altare i cinque ceri accesi dei continenti. Abbiamo messo chicchi di grano nel terreno di un continente. Al canto “Adoramus te domine” abbiamo sventolato le bandierine con la scritta “Non mi arrenderò”. All’uscita, ci è stata consegnata una bustina di grano col nome di un missionario martire, da seminare nella terra della nostra missione.







