“La casa che accoglie”
Nella babele di San Paolo, Brasile
È notte. Sono in macchina con p. Alberto Panichella che mi è venuto a prendere all'aeroporto. Dopo i paesaggi deserti degli altopiani boliviani, mi trovo di nuovo immersa nel traffico caotico di San Paolo, e poi nel mare di strade, casupole, baracche di Guaianases. L'illuminazione è scarsa, ma mi permette di riconoscere i luoghi noti e quelli no, di notare che sono sorte nuove baracche qui e una chiesa evangelica là dove, nella notte, si sente cantare.
Finalmente arriviamo a Casa Acolida: sono stanca morta, ma la stanchezza mi abbandona quando, nel momento in cui la porta si apre, mi trovo sommersa dagli abbracci dei ragazzi, dal calore brasiliano che avevo dimenticato. Edivan, Lilia, Luciana, Douglas, Bruna, Marcelo, Daniela, mi corrono incontro e mi salutano, come un componente della famiglia che è stato via per un po' di tempo e torna a casa. In quel momento capisco che sono proprio arrivata a casa, in una sorta di seconda casa.
La "Casa de Acolida", che significa Casa d'Accoglienza, è uno dei progetti che viene appoggiato tramite l'Associazione Progetto Casa Aperta Onlus. È nata nel 1994 da un'idea di p. Giorgio Gagliani, Saveriano, che rimanendo in continuo contatto con · bambini, ragazzi e famiglie, si rendeva conto di una esigenza del territorio di Guaianases (frazione di San Paolo con oltre un milione di abitanti).
Erano molti i casi di adolescenti che avrebbero avuto bisogno di un periodo di appoggio extra-familiare; ragazzi in conflitto con i genitori, molti casi di percosse. Ragazzi difficili con gravi problemi di famiglia; Conseguenze: fughe nelle strade, prostituzione, droga e tutto quello a cui può andare incontro un adolescente dalla personalità ancora fragile, in una grande metropoli spietata come San Paolo.
Già esistevano delle Case Famiglia che si occupavano di bimbi piccoli; qui c'era bisogno di qualcosa per gli adolescenti, quella fascia difficile che tutti tendono a lasciare da parte perché troppo complicata. È così che p. Giorgio pensò a Casa de Acolida: un appartamento adatto ad accogliere gli adolescenti con problemi, gestito da educatori giovani che, a turno, ventiquattrore su ventiquattro convivessero con i ragazzi. la vita in Casa Acolida si svolge con una sua organizzazione, c'è un programma - orario condiviso e concordato tra gli educatori e i ragazzi.
Sono previsti lavori di casa comuni: pulire, fare da mangiare (tutti i ragazzi hanno imparato a cucinare e anche bene!), lavori personali, come lavare i propri vestiti. Poi c'è la scuola, i compiti, i corsi professionali al Don Bosco, il lavoro e finalmente il riposo, la televisione, le partite a pallone nel cortile, le partite a carte e la musica per ballare.
Nella routine di tutti i giorni si presenta il compito ben più complesso per gli educatori: lavorare con la psicologa di ogni ragazzo, con il suo caso personale, il suo rapporto con la famiglia e con il gruppo di ragazzi; ognuno di questi ragazzi ha alle spalle una storia complessa, fatta di violenze fisiche e psicologiche; un insieme di cose che li ha fatti crescere con l'idea di essere persone "sbagliate" e che sempre sbaglieranno nella vita. Ne consegue un comportamento spesso violento, verso se stessi e gli altri, un comportamento di sfida e provocazione verso gli adulti.
Gli educatori, Valdete, Glorinha, Elaine, Cleusa ed Eduardo sono supportati in questo compito da p. Alberto Panichella e da Teresinha, una psicologa molto in gamba che tutte le settimane vede in terapia i ragazzi e fa un incontro di supervisione con gli educatori.






