La 35.ma spedizione in Cina, Sessant’anni fa le ultime partenze
Erano in diciotto i saveriani prenotati in quella grossa nave da carico, diretta alla Cina. In oltre quarant'anni di storia, esattamente dal 1904, mai si era avuta una "spedizione" di missionari così numerosa.
La guerra era cessata da poco e a Parma, nella casa madre dell'istituto saveriano, molti giovani missionari erano in ansiosa attesa di poter partire per le missioni. Per ben cinque anni, la guerra aveva impedito ogni partenza. Finalmente era giunta l'ora tanto sospirata.
15 nuovi e 3 veterani
Era il 17 dicembre del 1946. I "nuovi" missionari erano quindici. Con loro c'erano anche tre "veterani" che facevano ritorno nell'antico campo di lavoro apostolico.
Il primo era mons. Assuero Bassi, vescovo di Luoyang, forzatamente per anni tenuto lontano dalla sua sede. Aretino di Marciano della Chiara, era partito per la Cina nel 1910 e ripartiva a 59 anni compiuti.
Il secondo era mons. Faustino Tissot, un trentino originario di Transacqua. Era partito venticinquenne per la Cina nel 1926. Ora vi tornava come vescovo di Chengchow, una diocesi resa vacante per la morte di mons. Luigi Calza, deceduto per malattia nel 1944.
Il terzo "veterano" era il comasco padre Pasquale De Martino, in Cina dalla fine del 1924; ora vi era inviato come superiore religioso delle due missioni dell'Honan occidentale, affidate ai saveriani.
Quando i diciotto partenti arrivarono a Marsiglia, una brutta sorpresa li attendeva: la nave doveva caricare soldati per l'Indocina e bisognava lasciare il posto per loro. Solo una metà dei missionari poterono partire con quella nave. Gli altri nove dovettero attendere altre occasioni. Per alcuni la partenza slittò all'inizio del 1947.
In Cina trovano i comunisti
Quando arrivarono in Cina, dopo un mese e mezzo di nave, i due vescovi e il superiore religioso poterono entrare nelle loro sedi. Quattro giovani missionari si recarono con loro a Chengchow e Luoyang, le antiche missioni, nonostante il fatto che quel territorio fosse già in mano ai comunisti. Gli altri si recarono a Pechino per lo studio della lingua cinese.
Due anni dopo, nel 1948, i missionari che studiavano a Pechino dovettero allontanarsi per l'imminente avanzata dei comunisti di Mao Zedong. Furono inviati nel Kiangxi, nel sud della Cina, nella speranza che i comunisti non vi giungessero. Ironia della sorte! Essi furono i primi a essere espulsi. Ebbero solo la fortuna di non aver subìto interrogatori interminabili, le prigioni cinesi e i cosiddetti "tribunali del popolo", come invece toccò in sorte agli altri missionari.








