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L’orrore della guerra in due esperienze personali

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L’angosciata domanda del profeta lsaia risuona considerando il quadro umano del nostro tempo. Siamo in un periodo di cambiamento d’epoca, ma in un persistente clima di confusione, paura, crisi economica e di valori, ingiustizie, esclusioni e guerre. “Quanto resta della notte?”. Papa Francesco ripete che si tratta di una terza guerra mondiale a pezzi. Infatti, basta dare uno sguardo per rendersi conto che una lunga striscia di sangue colora la terra: Ucraina, Caucaso, Medio Oriente, Asia, Africa Sub-Sahariana (dal Mali alla Somalia); poi le stragi del narcotraffico in Messico; l’oppressione dei poveri in America Latina; la criminalità organizzata da noi; il traffico di esseri umani nel mondo intero.

Sentinella, quanto resta della notte? Nella mia vita sono stato testimone diretto, anzi coinvolto, in due guerre. Da bambino in Romagna ho vissuto gli ultimi mesi della seconda guerra mondiale nei giorni in cui veniva spezzata la Linea Gotica. Mio padre fu sequestrato per trasportare con i buoi i carri dell’esercito tedesco in ritirata verso il Nord. Per fortuna, dopo dieci giorni riuscì a fuggire. Poi uno zio fucilato per rappresaglia e un cugino fucilato perché si era rifiutato di arruolarsi nell’esercito della Repubblica Sociale di Salò. Ricordo il pianto di mia madre, lo smarrimento negli occhi degli adulti, la fame nell’inverno del 1944.

La seconda esperienza di guerra l’ho vissuta in Sierra Leone negli anni novanta del secolo passato. Ero missionario, vescovo di una diocesi estesa metà della nazione. La Sierra Leone è una nazione ricca di risorse naturali ed umane. La sua ricchezza è stata una delle cause che ha scatenato la guerra, conosciuta come la guerra dei diamanti che ha generato distruzione, morte e povertà. “Dove sono i corpi - dice la Bibbia - lì si radunano le aquile”. Dopo l'indipendenza dalla Gran Bretagna, abbiamo avuto una serie di governi incapaci e corrotti. Saccheggiavano le ricchezze dello stato: diamanti, ferro, rutilio, foreste e pesca. La gente sopravviveva.

È iniziata una rivoluzione con l’obiettivo conclamato di una più giusta distribuzione della ricchezza nazionale. Ben presto, però, si è rivelato il vero obiettivo dei combattenti. Hanno occupato la zona diamantifera, si sono riforniti di armi e hanno preso il potere distruggendo case, addestrando i bambini-soldato, portando la gente alla disperazione e alla fame. Ricordo che non si trovavano più cibo o medicine; solo le armi erano dappertutto e si sparava all’impazzata. In questo marasma, ci siamo attivati. Noi responsabili religiosi, cristiani e musulmani, abbiamo fatto da tramite fra i guerriglieri e il governo. I rischi erano alti. Io stesso, per due volte, sono stato assalito e detenuto, fortunatamente per pochi giorni. Mi hanno strappato la croce pettorale, rubato l’anello episcopale, l’orologio, il portafoglio. Ma siamo rimasti sul campo e continuato il dialogo. Abbiamo ascoltato le ragioni e il disagio degli uni e degli altri. Con fatica si è arrivati ad un accordo di pace che dura tuttora. Sono state risarcite le vittime, ricostruite le case e le strutture pubbliche, reintegrati i bambini soldato, ripristinata la legalità.

Questo dimostra che un sistema di maggiore equità è possibile, che la pace è possibile! Basta volerla. Ho visto gli orrori della guerra da bambino e da adulto. Tutte le guerre sono sporche e criminali. Nessuna guerra è santa. Solo la pace è santa, solo la giustizia è santa, solo Dio è santo. L’Africa è il continente che possiede le maggiori ricchezze naturali del mondo. Allora perché la povertà e le guerre? Le crisi umanitarie sono spesso causate da governi corrotti e inadeguati. Alcuni degli uomini più ricchi del mondo sono capi di stato africani. Poi ci sono i corruttori (europei, americani, cinesi, nazioni in cerca di risorse per sostenere il proprio livello elevato di vita). Così si parla di pace e si vendono armi ai belligeranti; si parla di diritti umani e si fanno affari con i vari dittatori e oppressori dei loro popoli. Si fanno accordi miliardari per vendere armi, anche italiane. Alcuni governi investono quantità enormi di denaro in armamenti e mantengono le loro popolazioni in uno stato di povertà avvilente. Uomini e donne con le mani sporche di sangue guidano le nazioni. La guerra è un cimitero di diritti umani calpestati. 

In questo scenario, la voce più chiara, forte e credibile è quella di Papa Francesco, che parla avvalorata dai gesti e dall’esempio. Purtroppo, capita che le stanze del potere abbiano muri così spessi da non permettere di udire il grido del Papa, dei poveri e degli esclusi. L’orrore della guerra e della fame spinge migliaia di persone a rischiare tutto per fuggire da situazioni di oppressione e morte. E allora, quando finisce la notte? La risposta dipende anche da noi. Chi lavora per la giustizia, per la pace, per la solidarietà ha già sconfitto la notte.



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