L'icona della missione: Non collaborare, trasgredire
Spesso siamo abituati a interpretare i testi biblici a senso unico, con il rischio di perdere il senso originario del racconto. La riflessione è sempre la stessa e diventa ovvia. Dobbiamo invece pensare che specialmente le parabole non sono mai ovvie. Perciò voglio lanciare una sfida e fare con voi un esercizio in tre tappe: leggere, contestualizzare, riflettere, come se fosse la prima volta che leggete la "parabola dei talenti". La trovate in Matteo 25,14-30.
Prima tappa: leggere. Leggiamo attentamente la parabola; poi rileggiamo quelle frasi che più hanno richiamato la nostra attenzione; infine, ruminiamo la parabola fino a che la sentiamo nostra.
Seconda tappa: contestualizzare. "Talento" spesso è interpretato come dono, capacità, grazia... E conduciamo la riflessione su questa linea, con un'interpretazione ovvia: i servi che fanno fruttare i doni ricevuti dal padrone, sono bravi e benedetti da Dio! Questa è la spiegazione comune.
Ma proviamo a metterci nei panni di chi ha ricevuto un talento, e proprio da quel padrone: "un uomo duro, che miete dove non ha seminato e raccoglie dove non ha sparso...". Un padrone che non è la migliore immagine di Dio misericordioso! Allora la nostra riflessione sarà diversa e la parabola aprirà nuovi orizzonti.
La scena si svolge fra un padrone e tre servi, in una situazione dove circolano somme elevate di soldi. Quei servi non hanno ricevuto semplici doni o grazie, ma soldoni! Per mettere insieme un talento un operaio, che riceveva la paga quotidiana di un denaro, doveva lavorare circa 15 anni; quindi era una somma enorme.
Il padrone fin dall'inizio sembra avere meno fiducia nei confronti del terzo servo, che lo giudica un uomo esigente e duro. In effetti, il padrone gli risponde a tono e si fa conoscere per quello che è: "Avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così avrei ritirato il mio interesse...".
Le parole sono precise e ben scelte: denaro, banchieri, interesse. Il servo non ha via di scampo: o moltiplicare i soldi del padrone o essere considerato un fannullone da "gettare fuori". I primi due servi accettano la logica del padrone; il terzo sceglie di romperla, di uscire dal circolo vizioso dell'accumulo. Prende una decisione: non fare niente con quel talento. Il servo è convinto che può rompere lo schema del padrone, pur sapendo di correre il rischio della persecuzione.
Terza tappa: riflettere. Cerchiamo ora di comprendere la buona notizia, che ci viene proposta dal terzo servo della parabola.
Anche oggi noi viviamo in un sistema che accumula e specula: il denaro investito deve fruttare; la ricchezza deve moltiplicarsi a qualsiasi costo. Non ci sono fondi sufficienti per sanità, educazione, pensioni; l'operaio e lo straniero devono fruttare e produrre; chi è improduttivo viene eliminato. Il denaro per frodi e corruzione, invece, scorre come un fiume in piena. I fondi esistono per arricchire banche, banchieri, speculatori... Sembra che non ci sia via d'uscita: moltiplicare gli interessi per i "padroni", o essere "gettati fuori".
Il terzo servo, con il suo atteggiamento, afferma che è possibile rompere lo schema della ricchezza a ogni costo, pur sapendo di correre il rischio di essere emarginato. Non collaborando, egli sceglie di essere un granello di sabbia che entra nell'ingranaggio e comincia a deteriorarlo. Per lui, Dio non si identifica nel padrone duro e intransigente, che premia e castiga misurando il suo amore dal rendimento; che legittima un sistema che mette al centro l'accumulo dei beni a scapito della persona umana, della sua dignità e libertà.
Subito dopo la parabola dei "talenti" è stata collocata la parabola del "giudizio finale" (Mt 25,31-46). È la conferma della buona notizia per tutti i "servi buoni e fedeli" che hanno scelto di non collaborare con il sistema di accumulo di ricchezza e ne soffrono le conseguenze: Gesù, infatti, si identifica con i piccoli, che non contano nella logica del denaro, ma che, non collaborando e trasgredendo, vivono la spiritualità della beatitudine della non violenza e così diventano un piccolo segno della presenza del Regno.
Per continuare a riflettere
Invito a ripercorrere le tre tappe - leggere, contestualizzare, riflettere - con la parabola degli "operai mandati nella vigna" (Matteo 20,1-16), o con un altro testo a vostra scelta.








