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Circa 50 anni, quando ho deciso di entrare nei saveriani, un lontano parente, Egidio Pelanconi, partigiano sulle montagne della Valle Spluga, poi sindaco in un paesino della Brianza, e la moglie Rosa Ballabio incominciarono a movimentare la parrocchia creando una sensibilità missionaria sorprendente che dura tutt’oggi.

Egidio e Rosa non sono più su questa terra. Ma l’interesse per la causa missionaria fu poi trasmesso alla figlia Rita la quale sposò Giuseppe Clerici, volontario per parecchio tempo nella missione di p. Augusto Colombo in India. Prima del matrimonio, Rita volle visitare i luoghi in cui Giuseppe era stato volontario e dall’India entrambi approdarono anche in Bangladesh, nel villaggio di Chuknagar, dove avevo iniziato ad alfabetizzare un gruppo di bambini Dalit (termine usato per denominare i fuoricasta-intoccabili). Dal matrimonio di Rita e Giuseppe nacquero quattro figli: Iris, Elia, Chiara ed Erica.
Elia, architetto, da ormai otto anni, nel periodo delle vacanze estive, segue le orme di papà Giuseppe e con il suo grande amico Fabio Gallerani, ingegnere meccanico, passa varie settimane nella missione tra i tribali Munda della foresta del Sunderban.

Elia, in questo posto fuori dal mondo, c’è stato ben cinque volte. Si sbizzarriscono in ogni genere di lavori: edili, idraulici, meccanici, elettrici... versando fiumi di sudore visto il gran caldo. Lo scorso agosto sono arrivati con le due sorelle minori di Elia: Chiara ed Erica. Entrambe sono dotate di una profonda vena artistica che hanno ereditato dalla mamma Rita. Sono esperte in pittura e hanno insegnato i primi rudimenti alle ragazze munda, che per la prima volta hanno maneggiato pennelli e colori, imparando che la pittura può essere una bella attività extra scolastica.
Chiara ed Erica hanno tolto anche la ruggine dalle inferriate alle finestre, verniciandole di nuovo. La tradizione del volontariato missionario iniziata dal papà Giuseppe non si è mai interrotta! E possiamo star sicuri che continuerà anche negli anni a venire!

“Da tempo sentivamo il desiderio di partire per il Bangladesh, mosse dai racconti di p. Luigi e da chi, nella nostra famiglia, ne aveva fatto esperienza. In primis nostro papà Giuseppe (il baffone), mamma Rita, nonno Egidio (Boro Mama) e nostro fratello Elia. Lungo il tragitto verso la missione, è stato forte l’impatto tra clacson, la guida spericolata, gli sguardi curiosi della gente sulle strade, i bazar e il paesaggio sempre più rurale e verdeggiante. Ci siamo sentite fin da subito parte della famiglia. Con il materiale artistico regalato loro, abbiamo dato il via a un laboratorio di disegno, lasciandoci ispirare da quanto ci attorniava. Le ragazze erano entusiaste e noi ancora di più nel vedere interesse e progressi! Tutto è stato poi messo in mostra gli ultimi giorni”.



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