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Caro direttore, in questi giorni sono alle prese con l'Italia di domani - ovvero, con i giovani di oggi che, in parte fiduciosi (facciamo i salti mortali per non scoraggiarli), e in parte già delusi dalla vita (a soli diciott'anni), sostengono il primo esame della propria "maturità". Ritengo che la "maturità" sia una disposizione interiore che tutti noi giovani e meno giovani, e soprattutto noi insegnanti, dovremmo praticare più spesso. Non ti pare?

Un saluto affettuoso. Maxi, Salerno.


Caro Maxi,

ho trovato interessante e appropriata la tua riflessione su ciò con cui eri "alle prese" come insegnante alla fine dell'anno scolastico: gli "esami". Ora siamo all'inizio del nuovo anno di scuola, ma la tua riflessione rimane valida e attuale. Soprattutto quando riguarda "l'esame della maturità", quella altrui e quella propria. E qui casca l'asino (...che sono io!). Mi viene in mente la parola di Cristo: quella pagliuzza nell'occhio altrui e la trave nel proprio occhio (Matteo 7,1-5).

Se è doveroso, infatti, verificare la maturità dei nostri giovani al termine di un percorso educativo, non possiamo dare per scontato che noi adulti - che abbiamo passato tanti esami - siamo maturi e continuiamo a maturare. Perché, come ben dici, una disposizione interiore non si consolida per caso né in modo automatico. È utile perciò verificare costantemente il livello della propria maturità.

Perché non riprendere quella semplice pratica quotidiana che si chiama "esame di coscienza"? È un esame vero, in cui mi guardo allo specchio e mi confronto con un Esaminatore d'eccellenza: il Padre Eterno che è sì pronto a perdonarmi, ma mi incoraggia a migliorare la mia disposizione verso la maturità a pieni voti.

E speriamo che insieme a noi - missionari, preti, insegnanti, anziani e giovani - un po' di "esame di coscienza" se lo facciano anche i politici, i banchieri, i finanzieri, i petrolieri... Con l'unico obiettivo di favorire ogni giorno il livello della propria maturità e dell'altrui felicità.

  • p. Marcello, sx

Caro direttore,

non trovo parole per esprimere riconoscenza e stupore per l'iniziativa di "padre Neno". È stata un'idea bellissima: leggere la storia di una vocazione alla portata di un semplice appetitoso linguaggio a fumetto. E grazie di cuore anche all'artista Marina Tonon per l'idea e la realizzazione. Cordiali saluti,

suor Ernesta, Gorizia.


Cara suor Ernesta,

mi rallegro con te, perché sei stata tra le prime a inviare un messaggio "compiaciuto" sulla pagina per bambini pubblicata su luglio/agosto scorso. Sì, l'artista Tonon è davvero brava, e speriamo di godere ancora del suo talento. Ora mi affido alle suore come te, agli educatori e ai genitori, e ancor più ai nonni, "che hanno un compito educativo sempre più importante", affinché la vocazione missionaria non resti... un bel fumetto, ma diventi una bella chiamata a cui rispondere con gioia fin dalla giovinezza.

  • p. Marcello, sx.


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