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L’artista della missione, p. Antonius Wahyudiyanto

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Ho il piacere di presentarvi p. Antonius Wahyudiyanto, un saveriano indonesiano allegro e sorridente. Disegna e dipinge molto bene. Quando non riesce a esprimersi in italiano scoppia in un'allegra risata. La sua è una storia suggestiva e straordinariamente nuova per noi, cresciuti in ambiente cristiano.

Racconta della tua famiglia...

Mio padre era un fervente musulmano e pittore di professione. Sapeva scrivere in arabo e leggere con scioltezza il corano. Diventò cristiano dopo aver frequentato la scuola cattolica. Era rimasto colpito dallo stile di vita cristiana e dai metodi educativi dei professori.

2009 1 Tav Antonius2E mamma?

È la prima di otto figli, tutti di religione islamica. Divenne cattolica quando decise di sposare papà, dopo il catecumenato. Si sposarono nella cattedrale di Medan e divennero cattolici attivi; papà fu nominato "sintua" (capo) di una comunità cristiana. In seguito, si stabilirono a Lubuk Pakam dove nascemmo noi sei figli. Io sono stato battezzato con il nome di Antonius.

Una bella tribù!

È vero! Noi fratelli e sorelle abbiamo frequentato la scuola elementare pubblica; eravamo gli unici cattolici tra musulmani. La tolleranza religiosa e l'educazione ci hanno permesso di vivere la nostra fanciullezza spensieratamente. Papà è morto nel 2001, dopo sei mesi di sofferenze, a causa di un incidente stradale in pullman. La mamma, grazie a Dio, sta bene.

Com'è nata la tua vocazione?

Sono diventato chierichetto, pensando di acquistare il diritto a bere il vino e prendere l'Ostia grande. Ero molto contento di vedere Gesù nella grande Ostia consacrata. Ero il "chierichetto pazzo": per tre anni non sono mai mancato al servizio domenicale. Credo che la mia vocazione sia nata lì. Mio padre fu felice di accompagnarmi in seminario: suonavo musica, facevo parte del coro e della squadra di karaté, praticavo nuoto e pittura.

Perché hai scelto i saveriani?

Non ho mai pensato di essere sacerdote diocesano. Un giorno fui invitato a suonare nella parrocchia di Perdagangan, gestita dai saveriani. Avevo conosciuto p. Franco Cruder come animatore missionario in seminario e conoscevo già il programma e il fine della congregazione saveriana: la conversione dei non cristiani. Mi è piaciuta la semplicità dei saveriani, così ricca di sfide e di avventura. Con gioia ed entusiasmo sono entrato in noviziato a Jakarta nel 1987. Ho completato gli studi e sono stato ordinato sacerdote il 6 luglio del 1996.

Dove sei stato in missione?

Nel 1997, dopo dieci mesi a Londra per imparare l'inglese, sono stato destinato al Bangladesh, la mia nuova patria. Ho lavorato per quattro anni a Noluakuri con p. Silvano Garello. Abbiamo instaurato un nuovo tipo di pastorale per creare un ambiente di rispetto e di dialogo tra le varie religioni. Per educare i cristiani, ho dedicato il mio tempo ad ascoltare le loro sofferenze e le loro gioie. Ho insegnato a testimoniare Cristo nella vita di ogni giorno, vivendo la mia missione con tenerezza, gentilezza e generosità. Visitando le famiglie ho cercato di vedere, cercare e amare Dio in tutti. E sono stato ripagato in affetto e stima.

Poi, per sei anni, ho lavorato come animatore missionario tra i giovani cattolici del Bangladesh. In collaborazione con altri istituti e con la chiesa locale abbiamo promosso gli incontri formativi con i giovani per il discernimento vocazionale.

E ora dove andrai?

I superiori mi hanno proposto di tornare a lavorare in Indonesia, ma non so ancora esattamente quale compito svolgerò. Sono felice della mia vocazione e ringrazio tutti coloro che mi hanno aiutato a realizzarla, in modo particolare i miei famigliari.

La storia di p. Antonius fa parte di quel cristianesimo "primitivo", guidato dallo Spirito Santo, che ripete i miracoli della conversione e invia i convertiti ad annunciare la buona novella a tutti i popoli. Grazie, caro padre Antonius, e auguri per la tua attività in Indonesia!


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