Il buon Dio ci ha portati qua
Prendo qualche stralcio di una lettera, che p. Graziano Rossato mi ha scritto dalla tormentata terra della Sierra Leone. Dall'antivigilia di Natale del 1998, quando tutti i missionarie il clero della diocesi di Makeni furono costretti ad abbandonare le loro residenze, tutto un popolo non conosce più la serenità di una festa celebrata nella gioia. Padre Graziano mi scrive da Lungi, la zona dell'aeroporto, dove è mantenuto saldo l'unico appoggio sicuro con il resto del mondo.
Sono ancora in questa parte del nostro povero pianeta. Dopo aver avuto la fortuna di essere stato scelto per costituire il gruppetto degli "apri pista", in vista di una eventuale ripresa del nostro lavoro missionario vicino alla Sierra Leone, cioè nei campi profughi situati nella confinante Guinea, sono incappato, invece, in una più grande fortuna, quella di poter lavorare dentro i confini della Sierra Leone, a Lungi.
Dovrebbe essere una località "sicura", perché ospita l'aeroporto, controllato dall'ECOMOG, che comprende soldati della Nigeria, del Mali e del Ghana. La zona è tutta militarizzata con numerosissimi posti di blocco. Le cacofonie musicali delle armi da fuoco sono all'ordine del giorno e della notte. Ancora poco tempo fa i ribelli hanno attaccato la città di Port Loko: hanno ammazzato alcuni soldati del Mali, diversi civili e tagliato le mani a varie persone; hanno ancora una volta preso in ostaggio numerosi ragazzi e ragazze.
Di conseguenza la solita folla, con i fagotti in testa, sta arrivando da queste parti. Le nostre residenze, le scuole, i centri pastorali, gli ospedali sono stati tutti trasformati in centri d'addestramento, luoghi famigerati per l'autentica rovina della fascia giovanile, complice la somministrazione forzata di droghe. La sofferenza immensa, quindi, di questa gente continua; dal punto di vista umano e politico ben poco di buono si vede davanti.
Ma quello lassù può ancora cambiare la mente e il cuore di tanti e far saltare fuori il "miracolo" che tutti aspettiamo.
Mi trovo in comunità con p. Eugenio Testa e tre seminaristi sierraleonesi: ci stiamo organizzando per un lavoro pastorale tra le comunità e tra i rifugiati. Il Buon Dio che ci ha portato qua a lavorare per il suo Regno ci darà anche la forza, l'entusiasmo, la sicurezza e la fede per portare avanti il suo piano di solidarietà e amore verso tutta questa povera gente, vittima dell'odio, del tribalismo e dell'avarizia di troppi sfruttatori e arrivisti. Ricordiamoci nella preghiera.








