L’armonia di p. Marino
Il 1° novembre 2006, p. Marino scriveva al Superiore Generale, p. Rino Benzoni: “Più che l’aver donato all’Italia traduzioni di poesie e scritti spirituali che vengono da chi non è cristiano, per me il vantaggio più impegnativo e più importante è stata la ricerca dei Semina Verbi nella letteratura e cultura del Bangladesh. Una ricerca entusiasmante e di grande valore nella predicazione e nelle omelie. Comprovare le verità cristiane con gli scritti della letteratura locale hindù, musulmana, buddhista e popolare, col dire che anche chi è fuori dalle liste cristiane ci dà verità che sono nel vangelo e nella Bibbia, mi ha entusiasmato e mi entusiasma, come si entusiasmano anche i devoti cristiani che ascoltano le parole delle omelie…”.
P. Filippo Rondi, suo compagno di lavoro per qualche anno, dice: “P. Rigon era un bengalese come la sua gente. Amava il Paese e la gente di un amore totale e autentico… Ordinato e armonico, elegante e gentile, deciso e forte, sapeva mettere insieme in modo armonioso i molti tratti della vita missionaria: la preghiera e lo studio appassionato, la predicazione e il lavoro, il riposo e la cura delle relazioni, la vicinanza ai poveri e il contatto con le molte personalità intellettuali e politiche che hanno intersecato la sua vita. Uomo impegnato su molti versanti, al centro della sua giornata c’era sempre la preghiera. Le parole con cui Gesù proclamava beati i poveri e gli esclusi per p. Rigon erano consolazione e speranza per i poveri che incontrava ogni giorno. La sua vicinanza verso gli ultimi non venne mai meno. Ormai anziano, impossibilitato a recarsi nei villaggi lontani, dedicava sempre una visita ai molti malati che ricorrevano alle cure prestate presso il Saint’s Paul Hospital a Shelabunia”.







