L’anima della missione è il servizio
Il Signore ha chiamato a sé Fratel Mario Passuello al tramonto di un giorno caro a molti cristiani, quando si fa memoria di san Lorenzo diacono e martire (10 agosto); anche lui è stato un servitore che aveva lavorato per il tesoro della chiesa di Roma. Come per p. Narciso, suo fratello, si è trattato di un sereno anche se rapido abbandono nelle braccia di Dio.
Ben più di un turibolo…
Chi lo ha conosciuto negli anni della formazione, del servizio agli studenti nelle case apostoliche, in missione e poi nel periodo della salute precaria, è convinto che lassù non gli avranno dato solo un turibolo, ma anche due occhi grandi per vedere i nuovi cieli e la nuova terra. Siamo convinti che in cielo fratel Mario stia ancora facendo comunella con i genitori Alberto e Maria, la sorella e il fratello Narciso, lo zio materno (il diacono saveriano Giuseppe Zanini), con il quale aveva condiviso nove anni di Indonesia.
A Parma, per più di trent'anni, fratel Mario ha servito con accoglienza squisita e tatto fraterno i missionari reduci dalle missioni e, più recentemente, quelli malati della Casa Madre.
Quel cammino interrotto
Nella mappa genetica dei Passuello di Barbarano Vicentino, appare luminosa l'impronta della missione. Chi ha trascorso gli anni nella casa di Vicenza, ricorda la presenza di papà Alberto Passuello come portinaio e addetto all'accoglienza dei visitatori dell'antica villa, dove si formavano gli aquilotti del Conforti. L'anima della missione è il servizio. Fratel Mario e gli altri due fratelli Narciso e Giuseppe lo impararono fin dall’inizio, tra le mura domestiche.
Dopo cinque anni di ginnasio, il 2 ottobre 1960, Mario entra tra i saveriani. Per tre anni presta servizio alla Casa Apostolica di Ancona. Qui, nel 1964, appare la malattia che lo accompagnerà per tutta la vita. Deve cessare il percorso di studi, per trascorrere gli ultimi anni di formazione teologica a Piacenza, dove i fratelli saveriani non presbiteri sono formati alla missione.
Lavoro umile e prezioso
Nel 1975 lo incontriamo a Jakarta, capitale dell'Indonesia, dove fratel Mario trascorrerà nove anni con vari incarichi. Rientra in Italia, a Tavernerio, per il servizio dell'accoglienza. Torna definitivamente a Parma, dove svolge, nel 1993, un compito umile e prezioso per i fratelli.
L’ improvviso distacco dalla comunità e dalla terra sarà nel giorno della memoria di san Lorenzo.








